Più tardi
Non abbiamo ancora fatto in tempo ad accorgercene: la ripresa è cominciata. Le comparse correvano davanti a noi, due case sono saltate in aria e hanno preso fuoco. Il fumo ci veniva addosso. Ho dovuto smettere di fotografare e ho spostato la cinepresa e il cavalletto. Mentre tentavo di regolare l’inclinazione della cinepresa ho girato la manopola nel verso sbagliato e mi è rimasta in mano. Non sono riuscita a riprendere la seconda sequenza fin quando le case sul lato sinistro della piazzetta del villaggio non sono state avvolte dalle fiamme.
C’era un tale rumore che non mi sono accorta che era finita la pellicola. Non so quanto ho perso. Alla fine sono riuscita a cambiare il rullo e ho fatto alcune riprese dal ponte delle case che bruciavano. C’era un fumo così denso che mi bruciavano negli occhi, mi colava il naso e non riuscivo a fare un bel niente, perciò ho smesso di girare. Si sentivano un sacco di urla. Stavano bruciando anche il negozio dei colori e i magazzini ausiliari con l’equipaggiamento dei cascatori, li c’era anche il mio materiale. Sono corsa dentro e ho trovato le mie tre casse di materiale fotografico bruciate vicino alla porta d’ingresso. Il vento aveva portato il fuoco fin sulla strada. Quando i bidoni di vernice hanno cominciato ad esplodere, sono accorsi quelli con le pompe antincendio. La gente andava avanti e indietro in mezzo al fumo, sperando di trovare i propri equipaggiamenti. I cascatori erano quelli più colpiti: dovranno tornare a Los Angeles; le loro tute di sicurezza d’amianto su misura s’erano fuse. Il danno andava da 30.000 a 50.000 dollari. La gente pensava che io piangessi perchè Francis era furibondo che io avessi perso l’equipaggiamento fotografico, ma gli occhi mi lacrimavano per tutto quel fumo.
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