Il cinema, l’aeroplano

By alessandro dionisi

Il secolo XIX lascia in eredità due nuove macchine. Ambedue nascono quasi alla stessa data, quasi nel medesimo luogo, poi si lanciano simultaneamente per il mondo, ricoprono i continenti. Passano dalle mani dei pionieri a quelle degli imprenditori, superano un “muro del suono” .. La prima attua finalmente il sogno più insensato che l’uomo abbia inseguito da quando guarda il cielo: staccarsi da terra. Fino ad allora solo le creature della sua immaginazione, del suo desiderio – gli angeli – avevano le ali. Questo bisogno di volare che nasce, assai prima di Icaro, col fiorire delle prime mitologie, sembra apparentemente il più infantile e il più folle. Ancor oggi si chiama sognatore chi non ha i piedi per terra.

Contemporaneamente nasceva una macchina egualmente miracolosa: il prodigio non consisteva più, questa volta, nello slanciarsi verso gli aerei sopramondi ove solo dimoravano i morti, gli angeli e gli dèi, ma nel riflettere la realtà del quotidiano. L’occhio obiettivo captava la vita per riprodurla: “stamparla” secondo il termine di Marcel Herbier. Libero da ogni fantasma, quest’occhio da laboratorio aveva potuto essere finalmente messo a punto per il solo fatto che esso rispondeva a un bisogno da laboratorio: la scomposizione del movimento. Mentre l’aereoplano si sottraeva al mondo degli oggetti, il cinematografo mirava invece a rifletterlo onde esaminarlo..

Edgar Morin

Il cinema o l’uomo immaginario

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