Il secolo XIX lascia in eredità due nuove macchine. Ambedue nascono quasi alla stessa data, quasi nel medesimo luogo, poi si lanciano simultaneamente per il mondo, ricoprono i continenti. Passano dalle mani dei pionieri a quelle degli imprenditori, superano un “muro del suono” .. La prima attua finalmente il sogno più insensato che l’uomo abbia inseguito da quando guarda il cielo: staccarsi da terra. Fino ad allora solo le creature della sua immaginazione, del suo desiderio – gli angeli – avevano le ali. Questo bisogno di volare che nasce, assai prima di Icaro, col fiorire delle prime mitologie, sembra apparentemente il più infantile e il più folle. Ancor oggi si chiama sognatore chi non ha i piedi per terra.
Contemporaneamente nasceva una macchina egualmente miracolosa: il prodigio non consisteva più, questa volta, nello slanciarsi verso gli aerei sopramondi ove solo dimoravano i morti, gli angeli e gli dèi, ma nel riflettere la realtà del quotidiano. L’occhio obiettivo captava la vita per riprodurla: “stamparla” secondo il termine di Marcel Herbier. Libero da ogni fantasma, quest’occhio da laboratorio aveva potuto essere finalmente messo a punto per il solo fatto che esso rispondeva a un bisogno da laboratorio: la scomposizione del movimento. Mentre l’aereoplano si sottraeva al mondo degli oggetti, il cinematografo mirava invece a rifletterlo onde esaminarlo..
Edgar Morin
Il cinema o l’uomo immaginario
