Archivio per marzo, 2008

Eleanor Coppola – Appunti dietro la cinepresa di Apocalypse now

Posted in apocalypse now with tags , , , , , , , on marzo 31, 2008 by alessandro dionisi

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Prologo ( prima parte)

Telefonate (dal novembre 1975 al febbraio 1976)

Steve McQuenn dice che il copione è fantastico, ma che non ci si vede nella parte di Willard. Francis gli ha detto che andrà giù a Malibù per vedere se si può riscrivere la parte per lui.

Dieci giorni dopo

Steve McQuenn dice adesso la parte va molto meglio, il copione è proprio buono, ma che lui non può assolutamente lasciare il paese per diciassette settimane, perchè il figlio di Ali non può andare all’estero e il suo stà facendo gli esami per l’università.

Il giorno dopo

Francis telefona a Brando, il quale non risponde. Allora parla con il suo agente, che dice che a Brando non interessa fare alcuna parte e che non vuole neanche parlarne.

Lo stesso giorno

Francis parla con Al Pacino per dirgli che gli manderà il copione. Discute anche di una nuova interessante prospettiva sotto la quale vedere il personaggio. Continua a leggere

testimonianze: tristi, soli e alla fine

Posted in testimonianze with tags , , , , , , , , on marzo 28, 2008 by alessandro dionisi

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Tratto da film tv, articolo scritto da Gianni Amelio

Gli spettatori di oggi li vedono ogni tanto in televisione, di mattina, deturpati dal colore postumo appiccicato, ma non fanno più che ridere come una volta. Se da noi li ripropongono tanto spesso è perchè nei loro film d’annata c’è la voce di un doppiatore che da solo è uno spattacolo. Alberto Sordi da giovene diede la voce italiana al più grosso dei due e inventò quell’italiano anglofono macccheronico che tanto contribuì alla sua popolarità: per dire “arrivevederci” si diceva, agitando la mano , “olive dolci”.

Faccio fatica a ricordare i titoli dei film di Stan Laurel e Oliver Hardy (cioè Stanlio & Olio) e non parliamo dei nomi dei registi. Non è un fatto di date, non è solo perchè quando essi erano al lapice io non esistevo. La febbre dell’oro c’era vent’anni c’era vent’anni prima che io nascessi, eppure io la so a memoria. La ragione è un’altra, Chaplin ha avuto da sempre lo status di artista, Gliel’hanno dato critici e spettatori dal primo rullo delle sue comiche. Stanlio & Olio no. Loro hanno divertito la gente “a prescindere”, erano i giullari dei poveri, i manovali della gag usa e getta. Almeno fino alla morte di Hardy non erano mai passati a serie A. Poi, come succede, sono arrivate le consacrazioni tardive (ne ha beneficiato solo il magrolino) che valgono zero se non si crede al paradiso. Continua a leggere

Eleanor Coppola – Appunti dietro la cinepresa di Apocalypse Now

Posted in apocalypse now with tags , , , , , , on marzo 25, 2008 by alessandro dionisi

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Baler, 4 marzo 

Era la prima volta che vedevamo dei bufali d’acqua, delle piantagioni di riso e delle capanne di nipa. Attraversato il ponte ai limiti del villaggio, siamo entrati nella foresta vergine. Sofia ha detto: ” Sembra proprio la crociera nella giungla che c’è a Disneyland”. Siccome la strada finiva sulla costa, abbiamo continuato con la jeep lungo la spiaggia, da un lato c’era l’oceano dall’altro la giungla. Siamo arrivati a una laguna vicina alla foce del fiume e siamo saliti su una bonca che ci ha portati fino al luogo nel quale sarebbe sorto il Villaggio 2.

La squadra di Dean aveva ripulito la giungla, aveva portato dei tronchi lungo il fiume per costruire un ponte, aveva insegnato agli operai indigeni a preparare i mattoni di cotto, s’era procurata delle canne di bambù dalla zona vicina, aveva costruito case, preparato gli impianti idrici, seminato verdure: insomma aveva creato di sana pianta un vero villaggio vietnamita. I malati grufolavano per le strade, i polli razzolavano per le case, ceste di riso asciugavano sulla piazza del paese, le tendine svolazzavano alle finestre, le pentole erano tutte radunate in ordine pronte per il prossimo pasto. Potevo sentire il soffio del vento tra le palme, ma ogni altro rumore era come svanito. Non c’era gente.

Eleanor Coppola- appunti dietro la cinepresa

Apocalypse now, Edizioni il Formichiere

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atalante: lettura veloce della pellicola

Posted in atalante: lettura veloce della pellicola with tags , , , , , , on marzo 25, 2008 by alessandro dionisi

Nel 1895 Filoteo Alberini brevetta il Kinetografo, macchina per la ripresa, la stampa e la proiezione cinematografica. Nel 1905 fonda a Roma il primo teatro di posa, che nel tempo diventerà una vera e propria casa di produzione chiamata Cines. Proprio nello stesso anno gira La presa di Roma, primo film di ambientazione storica, genere che avrà fortuna insieme al dramma sentimentale. La diffusione dei due generi, sopratutto quello storico, fu facilitato dalla possibilità di utilizzare scenari naturali e monumentali e dalla grande massa di comparse favorita da una impressionante disoccupazione presente in Italia. Inoltre non va dimenticato che proprio in quegli anni, che portarono al fascismo, il Kolossal favorì l’esaltazione della romanità. Tra i registi vanno ricordati Giovanni Pastrone (1882-1959) che realizzò La caduta di Troia(1910)-primo kolossal italiano- e sopratutto Cabiria(1914), pellicola che influenzò il cinema hollywoodiano e un maestro come Griffith, anticipandone lo stile;Enrico Guazzoni che realizzò Quo Vadis ?(1913)e Giovanni Novelli Vidali, autore di Spartaco (1913). Nel secondo decennio del ‘900 l’Italia aggiunse al filone storico quello del dramma mondano e si impose al pubblico internazionale. Consacrò la popolarità di molte dive come Lydia Quaranta, Italia Almirante Manzini e Lydia Borelli. Queste figure femminili furono le protagoniste dei drammi ispirati ora ai romanzi di Gabriele
D’Annunzio, ora agli autori francesi più in voga.

Video tratto dal film Cabiria (1914) di Giovanni Pastrone

testimonianze: Gianni Amelio

Posted in testimonianze with tags , , , , , , on marzo 24, 2008 by alessandro dionisi

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IL REGISTA DELL’AURORA

articolo di  Gianni Amelio su Film tv

In una delle tante e controverse stesure della sonata a Kreutzer, Leone Tolstoj parla  della sessualità nella coppia sposata in termini amari (“Lei non era solo una donna bella ma una creatura tenera, buona. Sì, era un essere umano straordinario, ma io non me ne accorgevo. Vedevo in lei mia moglie e nient’altro”). Da più di un secolo milioni di lettori sono convinti che quel racconto rappresenti la negazione dell’amore coniugale e il protagonista sia un alter ego non troppo dissimulato dell’autore. E’un caso, ma la prima stesura della Sonata a Kreutzer s’intitolava Come il marito uccise la moglie e vide la luce nel dicembre del 1889, proprio mentre in Westfalia nasceva Friedrich Wilhelm Plumbe, che a poco più di vent’anni cambierà il cognome in Murnau e a trentotto girerà Aurora, un film dove un uomo sposato cerca senza riuscirci di uccidere la moglie per l’amore accecante di un’altra donna.

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C’entra davvero Murnau con Tolstoj o è un’associazione  che mi è venuta facile partendo da certa coincidenze della vicenda, ispirata a sua volta a un romanzo? Non so se ho i mezzi per approfondire la questione, che lascerebbe le cose come stanno. Di sicuro il grande scrittore e il grande regista hanno in comune l’arte di rappresentare le  ferite dell’anima sfidando ognuno nel proprio campo consuetudini e credi acquisiti. Il tedesco Murnau, segnato in patria da influenze espressionistiche (Nosferatu, L’ultima risata, Faust), trova nella sua attività americana (di cui Sunrise è il risultato supremo) un approdo intimistico, un realismo non pedante che guarda la condizione umana così com’è ma si apre alla speranza di una guarigione possibile. In questo senso i suoi finali rasserenati, dove le ansie si aggiustano più o meno quietamente, trovano un punto di contatto con le aperture di fiducia nel domani che l’autore di Guerra e Pace ci regala sempre nell’ultima pagina.

Murnau morì giovane, in un incidente in macchina, mentre andava alla prima del suo film Tabù, che aveva girato nei mari del sud insieme a Flaherty. Fece in tempo a vedere la nascita del sonoro, ma tutti i suoi capolavori li girò senza voci. Nel ’31 dichiarò a un giornalista: “Il film sonoro è un grande progresso, non c’è dubbio. Peccato che arrivi troppo presto: stavamo appena cominciando a capire tutte le possibilità della macchina da presa e ora ci dobbiamo lambiccare il cervello per imparare a usare il microfono..” Dicono che avesse un gran senso dell’umorismo. Ma in questo caso era serio come un bambino quando gioca.

testimonianze: Woody Allen

Posted in testimonianze with tags , , , , , , , on marzo 23, 2008 by alessandro dionisi

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Credo di aver sempre avuto gusti relativamente sofisticati in fatto di commedie. Perchè anche da bambino non andavo per la farsa delle torte in faccia, la slapstick comedy. Non mi sono mai piaciutui i clown, a differenza di Fellini. E ciò può essere dovuto al fatto che i clown americani sono fondamentalmente diversi da quelli europei. Mi piacevano Preston Sturges e certe commedie di quegli anni Quaranta. I fratelli Marx appartengono a una categoria particolare, perchè erano sguaiati e clowneschi, ma anche molto ma molto sofisticati. Molto cerebrali e arguti. Il loro umorismo è eccezionale. Il surrealismo, il nonsense e l’inesplicabile, immotivata follia sono qualcosa di fantastico. Avevano talento. Ecco cos’è. Chico aveva talento, Harpo ne aveva moltissimo e Groucho era il migliore di tutti. Tutto quello che facevano era comico. Era una cosa connaturata a loro, come se l’avessero nei geni, nelle cellule o qualcosa del genere…

Eleanor Coppola – Appunti dietro la cinepresa di Apocalypse Now

Posted in apocalypse now with tags , , , , , , on marzo 23, 2008 by alessandro dionisi

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INTRODUZIONE

Il primo di del marzo 1976 sono andata nelle Filippine con mio marito Francis Coppola, i nostri tre figli, Gio, Roman, e Sofia, il nipote Francis, Marc, la governante, la babysitter e il tecnico di proiezione di Francis. Avevamo affittato una grande casa a Manila per strarci tutti assieme durante i mesi previsti per le riprese di Apocalypse now, il nuovo film di Francis sul Vietnam. S’erano scelte le Filippine prima di tutto perchè c’era un paesaggio molto simile a quello del Vietnam, poi perchè il governo delle Filippine era disposto ad affittare alla produzione i suoi elicotteri e l’equipaggiamento militare, infine il materiale e la manodopera erano a basso costo.

Francis era riuscito a finanziare il film facendosi anticipare i diritti di distribuzione per l’estero e per la United Artist neli Stati Uniti. Aveva raggiunto circa 13 milioni di dollari e il budget era sui 12/ 14 milioni.

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Procurandosi i finanziamenti in questo modo, Francis si teneva la proprietà e il controllo del film, ma ne aveva anche la responsabilità finanziaria se superava il budget. Il film era come un’avventura/azione, la sceneggiatura era basata sul racconto di Joseph Conrad Cuore di tenebra, ma anzichè essere ambientato in Aftica nell?Ottocento, si svolgeva lungo un fiume del Vietnam , verso la fine degli anni Sessanta. Il soggetto originale era stato scritto da John Milius, Francis aveva cominciato a riscriverlo verso la fine del 1975.

La storia narra di un certo capitano Willard, che viene mandato in missione speciale, deve risalire un fiume del Vietnam fino in Cambogia per uccidere il colonello Kurtz . Kurtz è un colonello dei berretti verdi, che pare sia diventato matto e stia conducendo la guerra da un antico tempo cambogiano con delle regole personali.

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Le sue truppe sono formate da una piccola banda di disertori americani e da una piccola tribù di montanari indigeni, che lui ha addestrato e armato. il copione tratta del viaggio e delle peripezie che Willard incontra lungo il percorso. Quando finalmente giunge a destinazione, l’esperienza del viaggio l’ha profondamente cambiato. Anche molti di quelli che hanno lavorato al film sono cambiati.