atalante: lettura veloce della pellicola

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Il percorso di Georges Mèliés ( Parigi 1861-1938) è attraversato da una produzione scenica nuova, creativa, illusionistica e fantasmagorica. Nel “teatro delle illusioni” il prestidigiatore si muove con eleganza e naturalità in un contesto, la società parigina e il teatro di Robert- Hudin, dove pittori, musicisti, attori, correvano lungo percorsi per conquistare senza indugio la natura dello spazio cosmico.
Mèliés fu suggestionato anche dalla scuola Inglese, dove frequenta L’Egyptian Hall, un rinomato teatro “magico” di Picadilly . Qui John Nevil Maskelyne e George Alfred Cooke avevano provocato una vera e propria rivoluzione nella disciplina inserendo i trucchi dentro un tessuto narrativo continuo e presentandoli come i punti culminanti nello sviluppo dell’azione. Méliès si esibirà regolarmente all’Egyptian Hall.
Nel 1888 Méliés diviene proprietario del teatro già appartenuto a Robert- Houdin e lo restaura aggiornando le macchine sceniche e sostituendo i vecchi drappeggi con un elegante scenografia. Il 5 ottobre dello stesso anno propone la prima illusione da lui creata, La Stroubaika Persane. D’ora in poi spettri impalpabili, caverne fantastiche e fontane maledette circondano da ogni parte lo spettatore.

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Con Méliés si passa dallo spettatore all’immagine, dall’universo interiore al fantastico esteriore. Fantasmagoria, finzione, sogno, immaginario, flusso, animazione…
Nel 1889 Mèliès, migliorando la sua tecnica, usa la Lanterna Magica per la proiezione di lastre semitrasparenti, sovrapposte in modo da consentire la visione di scenari in dissolvenza grazie all’uso di alcune lampade Moltemi
Trucco filmico: i trucchi di Mèliés sono “la chiave del nuovo mondo” secondo l’espressione di M.Bouman.

In L’Homme a la tète en caoutchouc (1902) l’attrazione è costituita dal folle chimico pronto a sottoporre la propria testa ad un terribile esperimento di pneumatica cerebrale. La testa di Méliés tutt’altro che disposta ad accettare il trattamento, commenta i gesti di colui che l’ha messa su un tavolo inquadrato da un arco a sesto ribassato e l’ha gonfiata con l’aria immessa nella carotide mediante un tubo di gomma. La testa assume proporzioni gigantesche , poi si sgonfia. Il chimico chiede all’assistente di ripetere l’esperimento. L’incauto collaboratore esercita sul tubo una pressione eccessiva, e la testa esplode in una nuvola di fumo: il chimico, furibondo, lo butta fuori dalla porta. Il trucco è semplice quanto di grande effetto: Méliés trova trova il sistema di introdursi dentro una sorta di baule tappezzato in tessuto nero in modo che solo la testa possa impressionare la pellicola. Il baule è collocato sopra un carrello che scorre su binari in pendenza verso la macchina da presa, che rimane fissa. Il carrello avanza verso la macchina, dando l’impressione che la testa si alzi e si ingrandisca. La “salita” è stata minuziosamente calcolata in modo da consentire al piano del tavolo di coincidere con la base del collo di Méliés mentre le dimensioni della testa aumentano di fronte all’obiettivo, il cui fuoco viene attentamente regolato nel corso del movimento. Un ‘accurata sovrimpressione con il resto della scena (ovvero lo spazio esterno all’arco entro cui la testa esplode, mediante il consueto effetto di sostituzione), e il gioco è fatto..

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