testimonianze: Gianni Amelio

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IL REGISTA DELL’AURORA

articolo di  Gianni Amelio su Film tv

In una delle tante e controverse stesure della sonata a Kreutzer, Leone Tolstoj parla  della sessualità nella coppia sposata in termini amari (“Lei non era solo una donna bella ma una creatura tenera, buona. Sì, era un essere umano straordinario, ma io non me ne accorgevo. Vedevo in lei mia moglie e nient’altro”). Da più di un secolo milioni di lettori sono convinti che quel racconto rappresenti la negazione dell’amore coniugale e il protagonista sia un alter ego non troppo dissimulato dell’autore. E’un caso, ma la prima stesura della Sonata a Kreutzer s’intitolava Come il marito uccise la moglie e vide la luce nel dicembre del 1889, proprio mentre in Westfalia nasceva Friedrich Wilhelm Plumbe, che a poco più di vent’anni cambierà il cognome in Murnau e a trentotto girerà Aurora, un film dove un uomo sposato cerca senza riuscirci di uccidere la moglie per l’amore accecante di un’altra donna.

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C’entra davvero Murnau con Tolstoj o è un’associazione  che mi è venuta facile partendo da certa coincidenze della vicenda, ispirata a sua volta a un romanzo? Non so se ho i mezzi per approfondire la questione, che lascerebbe le cose come stanno. Di sicuro il grande scrittore e il grande regista hanno in comune l’arte di rappresentare le  ferite dell’anima sfidando ognuno nel proprio campo consuetudini e credi acquisiti. Il tedesco Murnau, segnato in patria da influenze espressionistiche (Nosferatu, L’ultima risata, Faust), trova nella sua attività americana (di cui Sunrise è il risultato supremo) un approdo intimistico, un realismo non pedante che guarda la condizione umana così com’è ma si apre alla speranza di una guarigione possibile. In questo senso i suoi finali rasserenati, dove le ansie si aggiustano più o meno quietamente, trovano un punto di contatto con le aperture di fiducia nel domani che l’autore di Guerra e Pace ci regala sempre nell’ultima pagina.

Murnau morì giovane, in un incidente in macchina, mentre andava alla prima del suo film Tabù, che aveva girato nei mari del sud insieme a Flaherty. Fece in tempo a vedere la nascita del sonoro, ma tutti i suoi capolavori li girò senza voci. Nel ’31 dichiarò a un giornalista: “Il film sonoro è un grande progresso, non c’è dubbio. Peccato che arrivi troppo presto: stavamo appena cominciando a capire tutte le possibilità della macchina da presa e ora ci dobbiamo lambiccare il cervello per imparare a usare il microfono..” Dicono che avesse un gran senso dell’umorismo. Ma in questo caso era serio come un bambino quando gioca.

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