Archivio per aprile, 2008

Noir (2007)

Posted in cinema, video with tags , , , , , on aprile 25, 2008 by alessandro dionisi

oneplusone

Posted in 1+one, video with tags , , , , on aprile 25, 2008 by alessandro dionisi

L’attesa..

Vi hanno costruito una terra comune dove vi specchiate, giocate tra parchi a tema ludici e spettacolari.

Siete dentro Dysneyland ed avete paura di uscire.

L’indiano, nelle terre sconfinate, doveva inginocchiarsi accanto la sua preda morente, avvicinare la bocca per rubare il suo ultimo respiro, per impossessarsi della sua velocità.

Continuate a recitare la preghiera della serenità, interconnessi di fronte a un Dio virtuale.

Intanto qualcuno sorveglia e mira la vostra immobilità.

Ci sono moltissime interferenze.

Testimonianze: Buster Keaton

Posted in testimonianze with tags , , , , on aprile 22, 2008 by alessandro dionisi


Il comico va di corsa

Articolo tratto da FilmTv e scritto da Gianni Amelio

Chissà se qualcuno si ricorda di Alberto Sorrentino. Lo chiamavano “Bonjour Tristesse” e faceva il comico: lugubre, addolorato, macilento in tante commedie di secondo piano degli anni Cinquanta, dove le poche volte che apriva la bocca era per raccontare i propri guai.

Con la sua aria patibolare, la fame che gli usciva dagli occhi, Sorrentino esprimeva l’altra faccia della risata, quella che si fa alle spalle di qualcuno che se la passa peggio di noi. «Ci sono comici che sembrano rivolgersi direttamente allo spettatore, che vogliono entrare in confidenza con lui. In questo modo fanno ridere il pubblico insieme a loro, mentre per quanto mi riguarda, so che il pubblico ride di me ».

Questo lo diceva Buster Keaton e, se non ci convince del tutto, dobbiamo però ammettere che serve a chiarirci tante cose del suo cinema. Tra i grandi comici del muto – scrisse James Agee, che cito a memoria – Keaton è il più naturalmente “silenzioso”, tanto che anche un piccolo sorriso potrebbe sembrare assordante come un grido. Sulla sua faccia triste e immobile le nostre risate si infrangono; è il solo a escludere dalla sua recitazione il sentimento, per portare al più alto livello la pura commedia fisica. Continua a leggere

Eleanor Coppola: Appunti dietro la cinepresa di Apocalypse Now

Posted in apocalypse now with tags , , , , , , on aprile 20, 2008 by alessandro dionisi

Manila, 11 marzo

Sono appena stata all’ufficio di produzione. La compagnia ha affittato una parte degli studi cinematografici filippini, che si trovano nella parte bassa di Manila. Sono passata dalla sezione artistica, dove c’erano Dean Tavoularis, il direttore artistico, suo fratello Alex, Angelo Graham, Bob Nelson e il loro coordinatore delle costruzioni, John La Sandra. Non li vedevo tutti insieme dai tempi di Il Padrino- parte II.

Pareva di ritrovarsi tra parenti stretti. C’erano uffici con gente che esaminava delle mappe, prendeva delle informazioni da piloti e camionisti per vedere come fare a trasportare tutta la troupe fino al grosso campo, a Baler, che è a sei ore di distanza su una brutta strada di terra battuta. In aereo occorrono solo trenta minuti. Continua a leggere

celluloide: Shadows (1959)

Posted in celluloide, cinema americano with tags , , , , , , , on aprile 20, 2008 by alessandro dionisi

Shadows (Ombre)- 1959-

Un film di John Cassavetes

New York fine anni ’50. I locali si riempiono di gente, altra ancora cammina per le strade. Le luci invadono le vie in centro, il traffico comincia a farsi padrone delle ore notturne. L’America ludica dei party, dell’intrattenimento, della musica Jazz, sta mettendo in vetrina le proprie ombre. Molte smorfiose figure e moine all’apertura dei tappi delle bottiglie. Tutta un ripetersi massacrante nei rumori notturni. Tutto così apparentemente perfetto che da lì a pochi anni, nuovi sconvolgimenti sociali segneranno la storia e la percezione di una generazione.

John Cassavetes è alla sua prima opera e fa centro con sottigliezza su tutti questi aspetti così incontrastabili. Ma la sua è una ricerca che non si limita a fotografare un costume sociale, ma lo evidenzia con una regia speciale, fatta di mezzi, primi e primissimi piani, il tutto (o quasi) con immagini sporche e sgranate e una macchina spesso a mano. Una scelta estetica radicale riassunta nel cartello che lo conclude: «Il film che avete appena visto era un’improvvisazione». Continua a leggere

testimonianze: Sergio Leone

Posted in testimonianze with tags , , , , , on aprile 20, 2008 by alessandro dionisi

FAVOLA MORALE

“ La violenza dei miei film ha un’estrazione politica. Non è che nei film americani la gente non morisse. Moriva male, in campo lungo, e il pubblico quasi non si rendeva conto dell’idea della morte. La morte, invece, deve rappresentare una reale paura, e può farlo soltanto l’evidenza fisica. Il personaggio che muore deve urlare, lo sparo deve essere amplificato, si deve capire il danno provocato da un foro di pallottole. È realismo, ma realismo critico, con un preciso punto di vista. Kubrick, parlando di “Arancia Meccanica”, disse che si trattava di una favola morale. Posso dire lo stesso dei miei film. I miei film sono favole e le favole non possono essere rappresentate con bonarietà. Perché i film di Disney, quelli con attori in carni ed ossa, sono brutti ? Perché fin dal primo momento si capisce di assistere a una favola non vera, a qualcosa di artificioso e banalmente edulcolorato . I cartoons, invece, sono immensi, eccezionali.

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Incontri a Parigi

Posted in cinema francese, cinema francese; nouvelle vague with tags , , , , on aprile 13, 2008 by alessandro dionisi


INCONTRI A PARIGI (1995)

Ci sono persone che camminano per Parigi, girano in tondo e non in modo rettilineo. I raggi cadono e la bellezza si scioglie. Nulla di artefatto, nessun set programmato. Questa è lo stile che contraddistingue una corrente cinematografica, la Nouvelle Vague, ed uno dei suoi registi più significativi: Eric Rohmer. Già, poiché nel 1995 esce un film che solca una delle correnti cinematografiche maggiormente affascinanti. Nessuna nube oscura il cielo in questi tre episodi (Le rendez-voux de 7 heures; Le bancs de Paris; Mere et enfant)

Il regista francese mette in luce la Parigi degli incontri mancati, la Parigi segreta, l’ambiguità dei personaggi e dei sentimenti, ma anche la cartolina di una città dove la folla indistinta si muove naturalmente davanti la macchina da presa, a sua volta invisibile, per fa sì che anche gli attori si muovano a tutto tondo, prescindendo dalle reazioni della gente. La macchina da presa è lì a cogliere i rumori di fondo, senza alcuna organizzazione nello spazio, senza nessuna impostazione. Sono le circostanze o il caso, come ha descritto Renoir, ad avere un ruolo principale.

Incontri a Parigi rimanda al cinema di Godard, alla non pianificazione del lavoro industriale nel cinema. Nessuna costruzione, bensì la spontaneità di attori giovani studenti di cinema, perfetti nel compito di mettere in serie i vizi, la tentazione, la frustrazione e i sogni della generazione di ventenni degli anni Novanta. La messa in scena è altrettanto perfetta e solare. Continua a leggere