Celluloide

Mignon è partita (1988)

di Francesca Archibugi

Siamo verso la fine degli anni Ottanta. Nella Roma estesa a nord, in un quartiere borghese, vive la numerosa famiglia Forbicioni. In Piazza Melozzo,nel quartiere Flaminio,gli equilibri quotidiani verranno rotti dall’apparente altolocata ragazza di 15 anni Mignon,”ricca sfondata”, la novità assoluta per i popolari ragazzi che vivono in luoghi oramai abitati da loro non simili. Sopratutto la vita di Giorgio verrà stravolta, perchè totalmente incuriosito della propria cuginetta, ma incapace di coglierne le sfumature del suo carattere distaccato verso i Forbicioni, così poco apparentati nei modi dai suoi genitori.Sono gli anni in cui gli accenni e le distinzioni tra il “pariolino” ed il “coatto” di periferia nella città di Roma aumentano; gli ultimi rigurgiti della scena dei “paninari” e dei punk che frequentavano Piazza di Spagna. In questo nuovo mondo Francesca Archibugi non ne rappresenta il cambiamento poichè, come afferma la regista:

“Le generazioni sono sfuggenti solo ai genitori che vanno a vedere film realistci come questo, ma esse sono immote: la gelosia raccontata da Saffo nel v°a.c., è la stessa dei nostri giorni..”

L’arrivo di Mignon viene raccolto con umori diversi dai suoi cugini: Chiara ne soffre in parte la distanza, la sua puzza sotto il naso, ma nello stesso tempo le mostra la maturità, la capacità di prendere in mano i problemi di casa relativi ai fratelli più piccoli, cercando così di farle aumentare i sensi di colpa per la sua gita; Tommaso (Tommy per gli amici), rimane impassibile, impegnato piuttosto a controllare Mario, detto “cacio”, che si fa sempre avanti mostrando il suo aspetto grezzo ed in parte sensibile. E’ il tipico ragazzo adolescente che nella piazza conosce tutto e tutti, veste con scarpe American Eagle, ma uscito dalle mura domestiche già si sente smarrito. Ha solamente visitato Latina in un occasione triste: per il funerale del padre. Questo racconterà a Mignon, con la quale avrà una storia sentimentale e con cui farà l’amore. Ma noi non sapremo mai la verità, perchè come dice la stessa ragazza francese a Giorgio, “la vita si racconta solamente con dei gesti teatrali, grazie ad una maniera giusta per destare l’attenzione sulle altre persone, fino a quando queste non se ne occuperanno totalmente”.

Questa è la sintesi di vita di Mignon, la scusa con cui se ne tornerà in Francia, annunciando in un momento di felicità per la famiglia Forbicioni, di essere rimasta incinta. Un modo di sbarazzarsi di una vita che non gli piace, come la vita di Parigi probabilmente, poichè si pone come un’eroina che applica l’arte di sognare a quella pratica. In un mondo proprio, sconnesso con le abitudini. “Questa notte ho sognato che ero partita per Parigi, ma la cosa strana è che Parigi la vedevo dalla finestra, ma se anche la vedevo mi sembrava irrangiungibile. Allora mi sono svegliata. Fino a questa mattina ho creduto che eri morto e che non volevano dirmelo. Non me la sentivo di incontrarti.. Chissò perchè ci si vergogna..” Mignon si rivolge così a Giorgio, quando il ragazzo compie il gesto teatrale, ingerendo naftalina poche ore prima di festeggiare il compleanno della madre Laura, una lodevole Stefania Sandrelli nei panni di una donna disillusa, spesso cinica verso la vita e solitaria che piange di nascosto, corteggiata ripetutamente dal cognato Aldo(Massimo Dapporto). Laura però è una madre responsabile nel suo ruolo e si fa volere bene dai figli e da un marito che in realtà conduce una vita parallela con la cassiera della propria libreria per sfocare le ansie e i mancati successi da scrittore. Giorgio è al centro di un mondo di pensieri e di cofessioni: da quelli della cuginetta a quelli della madre che gli racconterà dopo la sua prima sbronza adolescenziale, in una festa di carnevale “qualche cosa nella vita si trasforma e qualche cosa muore come l’eros con il prorio partner”. Ma è anche è il punto di contatto della sua ex professoressa d’italiano nella scuola media, addolorata per una gioventù futura che non studierà più il latino e il greco, diventando così una società informatizzata, depauperata dalla sensibilità d’ascoltare. In lui vede vede una luce nel misterioso buio futuro. Mignon è dunque la straniera che tocca gli animi e se ne va. Un archetipo letterario. Il colore di un film realistico su cose che si conoscono. “Mignon è partita” muove una pigrizia cinematografica che in buona parte attraversava l’Italia sempre più televisiva. Anni in cui però Moretti sollecita una generazione a guardarsi di fronte alle frasi ridondanti ed all’ossessività sessuale che fa capolino nella nostra società.. E’un film che mette in scena una serie di sensi di colpa nella società medio borghese: la picccola terra delle confessioni, delle piccole trasgressioni e riconciliazioni . Amore, gioventù, liete parole cosa splende in voi e vi dissecca? Resta un odore come merda secca lungo le siepi cariche di sole… Sandro Penna

Scheda film

Regia: Francesca Archibugi Soggetto e sceneggiatura: Francesca Archibugi, Gloria Malatesta, Claudia Sbarigia Montaggio: Alfredo Muschietti Fotografia: Luigi Verga Scenografia: Massimo Spano Musica: Roberto Gatto, Battista Lena Interpreti: Valentina Cervi, Massimo Dapporto, Jean Pierre Duriez, Micheline Presle, Leonardo Ruta, Stefania Sandrelli Produzione: Italia/Francia 1988

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