H2 odio

H2 Odio

Nel film di Alex Infascelli compaiono dall’inizio i modelli del cinema Horror: vediamo una casa isolata, cinque ragazze ognuna stereotipo di se stessa, un lago surreale. Insomma la tensione è concentrata senza alcuna remora ed è stata voluta dallo stesso regista. Il tutto precipita in un luogo astratto. Il digiuno al quale ricorrono le ragazze per raggiungere una vera e propria metamorfosi è volutamente rincorso da Olivia, la ragazza protagonista su cui ruotano problematiche e l’indefinibilità del carattere costantemente ossessionato dal senso di colpa e dal ricordo. Le altre in realtà affrontano il tema come un gioco. Perché il digiuno? Come abbiamo detto, tutto parte da Olivia che ospita nella propria casa le altre quattro, poiché è colei che affronta il mostro che ha dentro, la doppia personalità, il bisogno di svuotarsi completamente evitando elementi estranei al proprio corpo, reali e sintetici. Il suo non è una scelta flashata o spettacolare, ma semplicemente pura.

Olivia cammina per i boschi, tra le foglie autunnali ed ha un ancestrale bisogno del contatto terreno, mentre le amiche sono delle antagoniste soprattutto con lei. Per loro è un tentativo iniziale di essere presenti in un rituale e giustificare le motivazioni che l’hanno spinte in quel luogo. Nicole è la maggiore rivale per mille motivi: innanzitutto è una ragazza razionale, calcolatrice in ogni circostanza e strategicamente pronta a sfidare il delirio di Olivia. Nelle dichiarazioni iniziali che le hanno portate lì, Nicole intravede la sensazione di perdere tempo e questo gioco le offrirà la possibilità di sconfiggerla. L’immagine che la rappresenta è un computer portatile. Summer,al contrario, conserva con se l’immagine del pennello, della pittura, poiché il suo desiderio è quello di controllare il tempo. Christina vuole combattere la golosità che la contraddistingue e con se conserva l’immagine del lecca-lecca, mentre Ana sceglie la ruota come simbolo della rigenerazione che irradia il corpo e sconfigge la negatività. Olivia è ossessionata dalle ombre che la perseguitano anche durante le ore notturne. Vuole raggiungere l’anoressia, affinché le ombre si restringano sempre più e non la spaventino conquistandola, stordendola continuamente per ucciderla. Alex Infascelli ricorre alla visionarietà, alla decostruzione della sceneggiatura, alla narrazione data dalle immagini, dalla concatenazione delle fotografie. E gioca anch’egli con l’interminabilità del tempo, ricostruito con le ricorrenti sequenze dove vengono immortalate le albe ed i tramonti, gli sguardi spesso isolati delle ragazze, la mancanza di coinvolgimento emotivo, l’asessualità delle protagoniste.

Gioca con il doppio: un ambiente naturalistico, contrapposto al filtro numerico del digitale. L’odore della terra con la costruzione dell’immagine attraverso innumerevoli pixel; La reazione chimico-fisica della pellicola con l’infinita costellazione di numeri o algoritmi. La luce ha pochissime correzioni: è naturale e straordinariamente calda nelle sequenze dove abbiamo nel caminetto l’unica fonte. L’ambiente è claustrofobico per molti tratti inquietante, sorretto da musiche riempite da volumi sonori. H2 ci riporta nel mondo Kammerspiel.

Il doppio avanza nella regia, nello straordinario montaggio di Consuelo Catucci e negli effetti trucco. Il doppio contorce Olivia, rappresentato in lunghi flashback che ci fanno conoscere il suo passato, nella sindrome del gemello evanescente da cui scompare uno dei due feti nel corso dei primi tre mesi di gestazione della gravidanza. Laddove il feto sopravissuto ingerisce e assorbe i resti del gemello nell’utero, sviluppandosi in cisti (teratomi) composti di frammenti di capelli, denti o ossa fetali che possono rivelare negli adulti la presenza di un gemello scomparso.

E se prima Olivia scriveva nel proprio diario alla sorella tutto il suo rancore verso le sue compagne ed appuntava i suoi malumori, nel momento in cui entrerà a contatto con il proprio corpo per purificarsi, colpendo e stordendo la pelle e cacciando fuori il frammento di un dente, simbolo di primigenia aggressività, solo allora, dunque, inizierà la sfida con le antagoniste. Uscirà di casa, ritualizzando il tutto a contatto con la terra madre, seppellendo il diario e il frammento che la incorporava in una gabbia, nel continuo andirivieni delle ombre, nell’ossessività dell’anoressia. Poco importa se le altre compagne l’hanno tradita, ingerendo il cibo che si sono portate segretamente. Olivia, libera, crea il panico poco alla volta verso le antagoniste, fino allo scontro finale con ognuna di loro. Le sue continue allucinazioni e la sua fragilità lasciano passare tutto il suo odio.

Ma la violenza non è attraversata da una corrente improvvisa di tensione e terrore come solitamente avviene, bensì da una scelta registica e un montaggio trasparente, capaci entrambi di mantenere intatto il climax narrativo e (forse) di lasciarci in quella sospensione, nel vuoto e nell’astrattezza che sovrastano 88 minuti di film …

Alessandro Dionisi

H2 Odio

Genere: horror

2006 Italia

Regia: Alex Infascelli

Musica: Harvestam

Soggetto e sceneggiatura: Alex Infascelli, Vince Villani.

Montaggio: Consuelo Cantucci

Effetti trucco: Sergio Stivaletti

Scenografia: Eugenia Di Napoli

Fotografia: Arnaldo Catinari

Cast: Chiara Conti, Mandala Tayde, Anapola Mushkadiz, Olga Falconer, Carolina Crescentini, Mauro Coruzzi

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