Eleanor Coppola: appunti dietro la cinepresa di Apocalypse Now

Manila, 29 aprile

Sul jet di ritorno da Baler, mi sono messa a sedere al posto della seconda fila. La grande finestra laterale era come una specie di film proiettato solo per me. Volavamo appena sopra l’acqua: i contorni leggeri dei pesci in trasparenza sembravano giganteschi dipinti grigio-azzurri di Paul Klee. Poi siamo arrivati sulla costa: potevo vedere i canali e file e file di spiazzi ben delineati, dove si fa il sale attraverso l’evaporazione dell’acqua del mare. A un certo punto ci siamo trovati in un sandwich di nuvole, sopra e sotto di noi, l’aereo, le cime delle montagne  e il disco dorato  del sole  erano  in uno spazio chiaro nel mezzo. Dalla radio giungevano gracchianti e forti le disposizioni del traffico aereo, come se tutti gli aerei della zona si preparassero ad atterrare prima del buio, per il coprifuoco voluto dalla legge marziale.

Sembra che ci siano sempre più parallelilsmi  tra il carattere di Kurtz  e quello  di Francis. C’è come un delirio  di potenza di fronte alla perdita di ogni cosa, come l’eccitazione della guerra quando quando uno uccide e corre il rischio di essere ucciso. Francis, ha corso il rischio maggiore nel fare il film come lo sta facendo. Sente contemporaneamente il fascino di essere il creatore/regista e la paura di un completo fallimento.

Manila, 1 maggio

Oggi è la festa del lavoro . Nessuno lavora salvo Francis e i montatori. Sono da basso, piegati sopra la moviola a guardare tutto il materiale girato frino a ora. C’è roba per circa 10 ore e loro per adesso sono giù da più o meno 4 ore. Visto che è la festa del lavoro, il presidente Marcos ha fatto delle concessioni al movimento dei lavoratori. Sui giornali di oggi c’è scritto  che ha portato il salario minimo a Manila a 10 pesos il giorno, più o meno 1,25 dollari, e il lavoro agricolo a 7pesos al giorno.

Mentre eravamo fuori a pranzo, Francis ha cominciato a raccontare quelle sue storie terrificanti di quando stavano quasi per sparargli mentre lavorava a Il Padrino; poi ha raccontato tutti gli intrighi interni e la storia di un vero mafioso che era descitta nel film. Mi sono messa a guardare attraverso il piano di vetro della tavola: c’erano milioni di minuscole formiche fra i piedi di noi tutti.

I bambini sono da basso a giocare a Monopoli, hanno la versione francese del gioco: gli Champs Elysées sono al posto di Park Place, Roman sta traducendo il cartellino che assomiglia a Community Chest. Marc sta facendo i conti con il suo calcolatore delle rendite degli alberghi in franchi. Noi non giocavamo certo in questa maniera.

Qui ci sono degli enormi scarafaggi marroni, pare che non siano dannosi, ma mi danno un gran fastidio. L’altra sera, quando ho portato Sofia in bagno, ce n’era uno grosso che passeggiava dietro il lavandino, proprio sopra lo spazzolino da denti.

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