Repulsion (1965) di Roman Polanski

A cura di Alessandro Dionisi

Carol è una ragazza che di professione fa la parrucchiera in un centro di bellezza a Londra. Passeggia per la città durante le ore di pausa con uno sguardo spento. Uno sguardo incapace di dare disturbo alla bellezza che la contraddistingue. Cammina sola, senza neanche una persona affianco e si ferma nei bar per fare uno spuntino prima di ricominciare il lavoro. Non accetta inviti e l’espressioni con cui rifiuta quello di Colin è eloquente. Appare agli occhi delle persone, soprattutto della sorella e del suo corteggiatore, una ragazza scoraggiante. Fin dall’inizio Roman Polansky ci avverte che andremo incontro a due mondi così diversi per la ragazza: il mondo interiore e quello esteriore; il mondo delle idee, gli incubi e delle visioni con quello formato da illusioni, artificioso e plastificato

Carol vive in casa con la sorella Helen, una ragazza poco più grande di lei, diversa, vivace, mondana, attraente anch’essa. Una donna che sicuramente non ha patito troppo . Al contrario di Carol non sente rumori esterni ed interiori, è ribelle al conformismo sociale e si giostra la vita come vuole: difatti ha un compagno sposato che ospita in casa durante la notte. Helen non vorrebbe vedere Carol con la testa vagare, navigare in una triste storia che probabilmente ha dentro , ed essere afflitta da turbamenti o sensi colpa: le mostra tutto l’affetto che può, senza nascondere le preoccupazioni che la animano. A volte si mostra superficiale, quel poco che basta per  spronarla. Nel centro di bellezza il lavoro continua con regolarità, nella sua routine: Carol torna a casa e sola si nasconde dal resto della vita. Pensa, osserva, sente rumori, passa notti insonni e non rimane disgustata o incuriosita nel sentire la sorella nella stanza accanto mentre fa sesso con il compagno. Carol vive in un mondo interiore tutto suo, incomunicabile. Il viaggio è in parte terminato ma molto c’è da decifrare e scoprire.

Durante una giornata Helen le racconta che da lì a poche ore partirà per circa dieci giorni con il compagno per una vacanza. La reazione di Carol sembra quella di una persona il cui mondo improvvisamente potrebbe cambiare, ma cerca di trattenersi se pur dispiaciuta. La paura di rimanere sola mette in chiaro di aver a che fare con una donna che dovrà affrontare una realtà ingombrante. Dalla reazione Helen inveisce con una certa discrezione dicendole che la sua asocialità è frutto di un temperamento insensibile e la raccomanda di pagare assolutamente il ritardo del fitto della casa.

Da questo momento si sviluppa lentamente un percorso verso la follia, fatto di ossessioni che si moltiplicano. Ma la follia nasconde la verità e Carol effettivamente vuole conoscersi: d’ora in poi non giocherà con l’autolesionismo verso se stessa, non subirà un processo di trasformazione dettato dall’esterno, ma si comporterà con la spontaneità assoluta nei fatti che succederanno.

Carol è vittima delle ossessioni: dal contatto fisico con gli uomini in generale e dagli oggetti che non sono suoi ma occupano un suo spazio. Non a caso rimprovera la sorella di riprendere il marito che tiene un bicchiere vuoto nel bagno dove sono tenuti dentro tutti gli spazzolini. Prova disgusto verso il cibo e la carne. È ossessionata dai rumori: il tintinnio delle campane ed il ticchettio della sveglia le sovvertono l’umore. Carol si osserva ripetutamente nello specchio in un silenzio assoluto, si rifiuta di accendere la radio o il mangianastri, ed ogni tanto osserva dallo spioncino della porta se ci sono movimenti strani. Solo in alcune circostanze fissa l’unica foto di quando era piccola con la famiglia, dove il suo sguardo è rivolto in un’altra direzione. Ma le visioni la straziano: spesso davanti a lei uomini diversi la violentano e le crepe sui muri o nelle strade si aprono sempre più facilmente. L’insicurezza la trascina anche al di fuori dalle mura domestiche, in quelle camminate tese, non leggiadre, con lo sguardo fisso davanti a sé. Il suo corpo è ben curato con acqua e sapone, pulito. Una purezza puramente esterna, una maschera.

John è il ragazzo innamorato di lei. Ma l’affetto che le dona non è un forte impeto di passione (tant’è vero viene spesso “punzecchiato” dai suoi amici). La sua protezione è un contenitore dove ci sono molte frasi scontate che ne mettono in mostra un carattere non forte. John è una persona realista che probabilmente conosce i propri limiti, incapaci indubbiamente di addomesticare i mostri della sua amata. Percepisce che Carol non vive con serenità, ma non si sforza di approfondire il caso, forse anche per il muro che si trova davanti e per la maschera ingannatrice. Carol lo rifiuta fin dal primo momento che prova a sfiorarla con le labbra. In questa circostanza corre sconvolta in casa a lavarsi i denti. Mantiene così la castità verso il mondo esterno nel quale John rientra senza ombra di dubbio. Insomma la ragazza non pensa alle favole, a due persone che senza conoscersi un giorno lo faranno. Carol vive in un parcheggio deserto. Partita la sorella, nella claustrofobica casa, dove le persiane rimangono perennemente chiuse, i demoni escono. Esce tutto il malessere nero che odia incontrare il sole e ti lascia scavare dentro la tua caverna. È facile ora per Carol scaraventarsi sul letto ed incontrare in un secondo tutti gli incubi che passano davanti i suoi occhi. In certe circostanze l’abbandono è più forte della resistenza: si amplifica, si dilata e percuote come un martello pneumatico il suo stato interiore. Le ossessioni carnali si moltiplicano ed il coniglio portato in casa per cucinare, attorniato oramai da mosche, diventa un feticcio per ragazza. La testa tagliata la porta dietro a sé in una borsetta. L’odio verso l’esterno è diventato oramai impalpabile e si è perso negli echi delle sue ipocondrie.

Gioco, vendetta o mondo reale ? Il tramonto porta nei suoi occhi la decomposizione del mondo. Non vuole essere salvata da nessuno. Ogni oggetto esterno ha il suo sprezzante odore da vomito. Il mondo ordinario di Carol, fatto di ore per pensare, immagina quello che verrà e nota dopo nota prepara la sinfonia della follia. La ragazza si muove nel deserto claustrofobico, sente che la spugna brucia come quella per un condannato a morte prima di salire sopra una sedia elettrica. Carol vuole solo raccogliere la vendetta di parole sussurrate. Si muove nei dettagli della follia, mascherata nei pochi momenti che passa fuori dalla casa ora conquistata. Nella claustrofobia balla con i fantasmi, sempre più segregata dentro. Nella claustrofobia non annega, come il vento detta le distanze con il resto.. Percepisce  nella casa è il mondo interiore oramai incurato. La casa è il disagio, la confidenza con sé stessa , l’emblema dell’abbandono. L’abbandono ha l’odore di psicofarmaci, di grilletto puntato sulla tempia, ma accarezza la bestia che dentro s’è mossa. E nelle visioni ascolta e vede la ferocia dello stupro, segnale che qualcosa (forse) in passato è successo. Ora anch’esso fa parte del disordine. Carol sogna solo la vendetta. E così diventano semplicemente dettagli le morti di Colin e del padrone di casa passati nell’appartamento. Il primo per capire, conquistare; il secondo per riscuotere i soldi e approfittar di lei vedendola pallida, stanca, indifesa. Le crepe si decompongono sempre di più e la ragazza oramai sembra aver preso coscienza del suo mostro interiore. La guerra è terminata: Carol è pronta a tornare nel mondo delle illusioni, passandosi il rossetto tra le labbra e il fondotinta sul viso, mascherandosi come le donne che frequentano il centro di bellezza nel quale lavora..

REPULSION (1965)

Un film scritto e diretto da Roman Polanski

Produzione: Gran Bretagna

Genere: Thriller, Horror

Sceneggiatura: Roman Polansky, Gerard Black

Direttore della fotografia: Gilbert Taylor

Musiche: Chico Hamilton

Con: Catherine Deneuve (Carol), John Traser (Colin), Yvonne Furneax (Helen), Lan Hendry (Michael)

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Una Risposta to “Repulsion (1965) di Roman Polanski”

  1. Che filmone ragazzim ma e’ possibile che oggi giorno per vedere dei bei film bisogna tornare indietro di 50 anni, booo

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