Il posto delle fragole

RICORDANDO IL MAESTRO

Mi aveva detto che aveva paura di morire in un giorno molto, molto assolato e posso solo sperare che fosse nuvoloso e abbia avuto il tempo che voleva (Woody  Allen)

Il 30/07/2007 si è spento Ingmar Bergman, maestro indiscusso del cinema e della cultura moderna. Il regista di Uppsala  ha caratterizzato e personalizzato il modo di fare cinema e teatro, mettendo in luce contenuti forti, profondi, troppo spesso semplificati dall’industrializzazione culturale. Nella società contemporanea è stato uomo scomodo, censurato in ogni forma possibile (soprattutto in Italia dove i suoi film distribuiti  dalla Sampaolo Audiovisivi, hanno subito un processo inspiegabile e alquanto triste di taglio su scene o cambio di dialoghi e traduzioni ben diverse..). Bergman con una peculiare regia, una fiabesca fotografia e dei soggetti forti, ha  semplicemente raccontato la verità dell’individuo, entrando nei suoi processi interiori per raccontarne un pensiero, una fobia, un sogno o un gesto spontaneo.


Nell’isola di Farö, Ingmar Bergman ha chiuso gli occhi. Proprio ai piedi di quell’isola da dove ha accostato le porte alla sua amata Svezia, osservando la naturale bellezza dei pensieri e dei sogni, il profumo segreto delle fragole, simbolo della rarità e della purezza nell’immaginario scandinavo. Passeggiando tra la bellezza naturalistica di una terra vergine, ha sempre osservato l’orizzonte di fronte a se, ogni minima angolatura, rendendo magica la realtà e catturando demoni notturni. Come da bambino, quando chiuso per punizione dentro uno sgabuzzino dal padre/pastore luterano, riusciva a fantasticare con una piccola lampadina nel completo buio, esorcizzando la paura, oppure in una situazione migliore, nei momenti in cui andava a visitare o trascorrere lunghi periodi dalla nonna in Dalecarlia, rivelatosi luogo della massima libertà interiore, di sicurezza e di conoscenza del proprio corpo.

“In realtà non so quel che accadde. Se si vuole essere solenni si può dire che avevo trovato il mio paesaggio, la mia vera casa. Se si vuole essere allegri si può parlare d’amore a prima vista. Dissi a Sven Nykvist che volevo vivere su quell’ isola per il resto dei miei giorni, volevo costruire una casa come sarebbe sorta quella fasulla del film. Fu costruita tra il 1966 e il 1967.
Il mio legame con Fårö ha cause diverse. Prima di tutto vennero i segnali della mia intuizione: questo è il tuo paesaggio, Bergman. Corrisponde alle tue più intime idee sulle forme, le proporzioni, i colori, gli orizzonti, i suoni, i silenzi, le luci, i riflessi. Qui c’è la sicurezza. Non chiedere perché, le spiegazioni appaiono goffi sforzi razionali. Questa per esempio: nella tua professione vai in cerca di semplicità, proporzione, tensione, distensione, respiro. Il paesaggio di Fårö ti da tutto questo con generosità.
Secondo motivo: devo avere un contrappeso al teatro. Sulla spiaggia posso urlare, fare il diavolo a quattro. Al massimo vola via un gabbiano. Sul palcoscenico sarebbe una catastrofe.
Motivi sentimentali: dovrei appartarmi dal mondo, leggere i libri che non ho letto, meditare, purificare la mia anima

Nella storia del cinema Bergman è entrato con eleganza, sussurrando la verità di un mondo insicuro, doppio, incomunicabile, flagellato dalla peste di egocentrismo, dalla disgregazione dei rapporti sociali e dalla sua perversità. Nelle pellicole dell’autore svedese, il mondo ha messo in scena se stesso con una maschera coprendone il volto, pronto a portare avanti la propria recita, altrimenti soffocato dalla certezza del reale. Ma spesso il mondo è caduto ai piedi del suo surrogato. I personaggi hanno interpretato silenzi assordanti, vuoti interiori, dubbi, paure e solitudine verso Dio. Ma anche espressioni forti, vive, oniriche e profonde.

Bergman è un buon psicologo. I suoi meriti sono soprattutto frutto del suo intuito, della sua immaginazione, del suo sentimento. Ed è in questo ambito che egli riesce a trovare un contatto con gli attori. Ha sempre molto timore di snaturare il dialogo o una scena, discutendoci sempre troppo sopra. Così vi crea attorno un’emozione, un sentimento, ed è in questo modo che riesce a far lavorare la fantasia degli attori, attorno alla loro parte, stimolando le loro facoltà migliori..
Un film con lui spazza via un mucchio di grigiore e di abitudini. Un attore comincia così  a riflettere su come si possa fare anche meglio..
Come persona, Bergman è come una giornata d’aprile in Svezia: la mattina splende il sole, la sera arriva la grandine. Ma forse, ho fatto di lui un ritratto un po’ parziale..
Vorrei migliorarlo, dicendo che Bergman può essere paragonato a una bella terza giornata estiva.
Aggiungo che nutre sempre affetto per quelle persone che hanno lavorato a lungo con lui e so che si sente a suo agio con quegli attori di cui conosce le doti, esattamente dopo aver studiato con loro un lungo e serio rapporto di lavoro..

Gunnar Björnstrand

Bergman nei suoi film ha tagliato lo spazio ed il tempo, facendone scomparire ogni primario ordine scientifico ed istituzionalizzato. Ci ha ipnotizzati, lasciandoci smarrire senza accorgercene, proprio dentro le vite dei suoi personaggi: tra i sogni di Isak Borg ne Il posto delle fragole (1957)o di Alexander in Fanny & Alexander (1982), così lontani tra loro ma appartenenti a quelli dell’autore, nel cinismo e nell’opportunismo del padre di Karin e Minus in  Come in  uno specchio (1960). E poi, nella forza interiore di Antonius Block che sfida la morte ne Il settimo sigillo (1956),  oppure nel gioco autodistruttivo ed egocentrico delle coppie Peter e Katarina e Johan e Marianne in Scene di un matrimonio (1973); nella solitudine di Padre Tomas Eriksson e nel terrore ancestrale di Jonas Persson in Luci d’inverno (1962), nelle ossessioni del pittore Johan e nella cupezza del barone von Merkens  ne L’ora del lupo (1967).
Bergman si è stagliato nell’aria come  pulviscolo aromatico lasciandoci dentro il monologo finale di Alma in Persona (1966) e un cinema così bello quanto irriproducibile, poiché semplicemente vissuto dentro … Ci ha immersi nel posto delle fragole, in una ricerca fragrante nella rarità delle cose …
CIAO MAESTRO

Alessandro Dionisi

(questo articolo lo scrissi dopo la sua morte in altra sede)


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: