Eleanor Coppola: Appunti dietro la cinepresa di Apocalypse Now

Baler, 5 maggio

Sulla strada di ritorno dall’aeroporto. Doug ed io ci siamo fermati vicino a una risaia  a filmare  una famiglia che piantava il riso.  Volevo una panoramica  di ciò che la troupe vede ogni  giorno quando va a lavorare. Dalla strada il paesaggio era molto pittoresco, adatto a una ripresa a campo lungo, poi abbiamo cominciato ad avvicinarci alla gente per riprendere in primo piano, ma Doug s’è impantanato, la macchina è cascata giù con me dietro, visto che ero appoggiata sopra. Eravamo in mezzo al fango, con stretti argini di fango tra tra una piantagione e l’altra. Avevo fango tra le dita dei piedi e tentavo invanamente di riprendere l’equilibrio.

Ho fatto un salto all’ufficio di produzione. Leon stava urlando nel radiotelefono che non si capiva come mai la mattina sul set non ci fosse neanche una guardia di sicurezza, benchè ne fossero state addirittura assunte 110. C’era soltanto qualche ragazzino con la famiglia, che cucinava del riso su un fuoco proprio di fronte ai serbatoi di benzina. Ieri, per tutto il giorno, il comandante dell’Areonautica filippina è stato sul set con delle signore dagli abiti scollati s’erano seduti sulla  sedia della regia come se se si trovassero a una partita. La produzione sta pagando una fortuna per pagare per affittare gli elicotteri e tutti i giorni mandano piloti diversi che non capiscono le istruzioni o che non erano in volo durante l’esercitazione del giorno prima. Così non volano nei posti giusti e sprecano migliaia e migliaia di dollari di riprese. Nella sequenza si vede benissimo se c’è un pilota poco esperto, i piloti da combattimento americani non volano assolutamente così. L’aviazione filippina ha appena perso dieci elicotteri Huey da combattimento  e gliene sono restati solo diciannove in tutto il paese , per cui ci tiamo molto attenti.

Siamo arrivati sul set verso le 10,30. Pareva ci fosse la guerra davvero. Avevano cominciato a girare, così siamo rimasti a guardare da lontano. Otto elicotteri giravano in tondo e atterravano in mezzo a razzi fumogeni, al fuoco delle bombe e a schizzi d’acqua. Scaricavano gruppi di soldati che risalivano la spiaggia correndo, si rannicchiavano, sparavano e avanzavano di nuovo. Tra una ripresa e l’altra siamo riusciti a prendere una barca per andare vicino alla cinepresa principale: siamo sbarcati con tutti i nostri macchinari sulla spiaggia, abbastanza vicino per vedere qualche bella scena di Bobby Duvall che occupava la spiaggia con il suo cappello da cow-boy.  Era  davvero straordinario, e lo sapeva benissimo, era in forma e irradiava energia. Se ne rendevano conto tutti. C’era un fotografo del “Newsweek” che, tutte le volte che riprendevo qualcosa, mi fotografava.  Avevo l’impressione di essere un oggetto di pubblicità: “La moglie di Francis Ford Coppola fa anche lei del cinema”. Avevo solo la voglia di raccogliere tutta la mia roba e andarmene di là: mi ricordai che che avevo chiesto a tutta la gente della produzione di non andarsene quando li riprendevo.

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