Jean Renoir: presentazione di “Une Partie De Campagne”

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Intervista tratta dal Dvd – Une partie de campagne

“Una gita in campagna”..

Da molto tempo avevo voglia di girare un cortometraggio che avesse la stessa accuratezza di un lungometraggio. Di norma i cortometraggi si fanno in pochi giorni, sono rafforzati, a volte interpretati da attori non molto bravi e girati con mezzi tecnici inferiori.

Ritengo che, girando un cortometraggio in modo accurato, questo avrebbe potuto far parte di un programma composto da diversi cortometraggi. La mia idea era quella di fare un film della durata di circa 40 minuti.

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Quindi, con tre film da 40 minuti, si ottiene un programma lungo quanto un lungometraggio. E magari più vario. In ogni caso si potrebbe attirare l’attenzione di alcuni spettatori, potrebbe darsi che piaccia ad alcune persone. D’altronde a certe persone piace !!

All’epoca non se ne facevano ancora. Mentre oggi i film a episodi sono tantissimi.

Quindi si trattava, in definitiva, di provare di fare un primo passo nel mondo del film a episodi. 

Ho scelto Maupassant per una ragione molto semplice: amo Maupassant. E mi sembra che nella piccola storia di “Una gita in campagna” ci sia tutto. Sono presenti molti problemi e vi è riassunta una parte di umanità. E’ chiaro che non ci sono storie d’amore così toccanti, come quella di “Una gita in campagna”, storie molto frequenti inMaupassant e in tanti altri grandi autori…

Un’altra cosa: questo racconto estremamente corto, non mi lega. Non è come un’opera teatrale che mi impone dei dialoghi. “Una gita in campagna” non mi imponeva niente, se non per una storia ideale da poter arricchire. 

Io credo molto in quest’ultimo aspetto: sono completamente favorevole al plagio. Sono convinto che per rivivere una grande epoca, una nuova rinascita delle arti e delle lettere, il governo deve incoraggiare il plagio. A qualcuno fortemente convinto di essere un vero plagiario,  bisognerebbe dare una medaglia d’onore. Non sto scherzando anche perchè i più grandi autori non sono stati altro che dei plagiari, cosa che gli è riuscita bene.    Shakespeare non ha fatto, in fondo, che utilizzare storie scritte da piccoli autori italiani e da altri. Il signor Corneille ha preso il “Cid” di Guillèn De Castro per farne il “Cid” francese; Molière ha saccheggiato Greci e Latini.  Questa abitudine di utilizzare una storia già inventata da un altro svincola da ciò che non è importante. E nell’alaborazione dell’opera d’arte, la storia è secondaria.

La storia non ha alcuna importanza : l’importante è il modo in cui la si racconta.  Quindi, se la storia è già stata tradotta da un altro, si è liberi di concentrarsi su ciò che è importante, cioè sui dettagli, sull’approfondimento dei personaggi e delle situazioni. Mi scuso per questa divagazione, non ha a che vedere con “Una gita in Campagna”, ma va bene così !!   Siamo quì per parlare, per raccontarci dele storie e così ve ne racconto.

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“Una gita in Campagna” si svolge sulle rive della Senna.  Io, però, non potevo girare lì perchè  la Senna del 1935, l’anno in cui ho girato il film, non era più quella di 80 anni prima. Non era più il film dei canottieri dell’epoca di mio padre. La Senna del 1935  era un fiume rumoroso con le industrie e le barche a vapore. Allora sono andato a girare sulle rive del fiume Loing.  Fortunatamente, li avevo un’amica, Marie Verrier, il cui marito, il signore Verrier, era una guardia forestale a Fontainebleau. Alloggiammo in una casetta assolutamente magnifica, deliziosa, situata proprio in riva al Loing, vicino a un ponte. Sulla facciata ci abbiamo scritto “Locanda”.  Eravamo un gruppo di amici, ci siamo sistemati da Marie Verrier e abbiamo girato il film a casa sua. L’evento più significativo del film è stata la pioggia.

Avevo scritto una sceneggiatura per il sole, per starmene seduto nella polvere e per sudare, e invece non ha fatto che piovere. Avrei potuto “rubare” qualche scena di sole tra un acquazzone e l’altro, ma visto che questi persistevano, alla fine ho deciso di cambiare sceneggiatura e adattarla alla pioggia. Di conseguenza avete visto quelle scene lunghe di pioggia, che non sono altro che il riassunto delle circostanze. 

A proposito di “Una gita in campagna”, c’è forse una cosa che può incuriosirvi: ho saputo degli assistenti che nel frattempo sono diventati famosi, come Visconti che mi è stato di grande aiuto, Jacques Becker, ovviamente, e Cartier Bresson. Eravamo un gruppo di amici, e tutto si è svolto sulle rive di uno splendido fiume.

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