Testimonianze: David Lynch – O Così o Niente (seconda parte)

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                                                                                                                      O COSì O NIENTE 

 

IDEE. per fare cinema occorre saper pescare le idee. Quando vai a pesca, hai una canna e un amo su cui metti un esca, la getti nell’acqua e resti in attesa di un pesce. Quando hai un’idea, anche piccola, e ti metti a sedere con molta calma, quella piccola idea può diventare una specie di esca per un’altra idea, che arriva nuotando da sola. Così hai due idee che stanno bene insieme; poi, all’improvviso, da una parola ricavi una frase e da questa una scena intera. Non so come avviene, ma penso che sia un pò come pescare perchè devi stare molto tranquillo. Se sei troppo teso, queste idee non arrivano. Così prendi appunti e metti idee sulla carta. Poi, in un secondo tempo trascrivo il lavoro sul wordprocessor. (1992)

RUOLO DEL CINEASTA . Più cose si sanno meglio è. Mi piace farmi coinvolgere in ogni singolo aspetto della realizzazione del film. Adoro costruire cose; amo dipingere mi piace occuparmi di design e della scenografia dei film; e più si è consapevoli di questi aspetti, più si è tranquilli. Puoi parlare con i capi dei dipartimenti e discutere con loro in termini migliori. Il mio punto debole era la scrittura, ma ora amo scrivere e comincio ad occuparmi anche della musica. Inizialmente non ero interessato agli effetti sonori, poi ho incontrato Angelo Badalamenti, che mi ha fatto avvicinare al mondo della musica. Ogni singola parte di un film è un mondo a sè stante, e qualunque cosa tu conosca di un particolare aspetto, questo influenza positvamente il film. Bisogna occuparsi di qualsiasi cosa, e più lo si fa interessante, meglio è. (1986)

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PITTURA. Mi piace dipingere in bianco e nero, in uno stile primitivo… Diciamo che si tratta di una cattiva pittura… Detesto la buona pittura a colori.. E’ impossibile avere una reazione, un sentimento, davanti a un buon quadro ! Come davanti ad un film, ci sono troppi stimoli.. Si diventa inseparabili…(1987)

KAFKA. L’unico artista che io sento potrebbe essere mio fratello – e quasi non mi piace dirlo perchè la reazione è sempre, ” Si, tu e chiunque altro” – è Frank Kafka. Mi piace davvero molto. Alcune delle sue cose sono tra le più eccitanti combinazioni di parole che io abbia mai, sottolineato mai, letto. Mi sarebbe piaciuto dirigerlo, questo è certo. Mi piacerebbe realizzare un film dal Processo. Henry, il protagonista di Eraserhead, si trova un un mondo un pò kafkiano. (1991)

MESSAGGIO.  Se vuoi messaggio vai all’ufficio postale. E’ anche un problema di responsabilità. Devi essere libero di pensare le cose. Le idee arrivano e si agganciano l’una con l’altra, e ciò che le unifica è l’euforia che ti danno, o la repulsione ( e allora getti via quelle idee). Se stanno bene assieme e formano una storia che ti fa procedere in avanti, la prima cosa che può rovinare tutto ciò è di preoccuparsi di cosa ne penserà la gente. Allora comincerai a preoccuparti di cosa ne penseranno i tuoi amici o i tuoi familiari e già avrai rovinato qualcosa. Poi ti preoccuperai di cosa ne penserà il pubblico. E’ una cosa così astratta che distruggi immediatamente tutto. Poi dovrai preoccuparti dei posteri, e non puoi immaginare come saranno, perciò devi supporre che non gli piacerà.  Bisogna soltanto avere fiducia in se stessi. Se hai una sorta di frontiera morale che non oltrepassi, allora qusto ti aiuterà a dare una forma alla tua storia. Quindi, se ti danno il permesso e il denaro per realizzare un film, devi dire, o così o niente. Se vi disturba, uscite dal cinema, per favore. Se non vi piace, va bene. Mi dispiace che abbiate dovuto vederne anche un solo fotogramma. La gente deve avere la possibilità di creare queste cose. (1984)

VIOLENZA. I miei sono spesso film violenti, duri, non lo nego. E nelle reazioni degli spettatori può esserci la stessa violenza. Ma è il compito di un film: far sentire qualcosa. Profondamente. Un’abitudine che si va perdendo, purtroppo.  Quando un film è forte, la gente ha immediatamente una reazione di rigetto, perchè questa forza fa loro paura. In Tv invece si vedono continuamente uomini morire assassinati, ma la scena è asettica: la vittima cade per terra, ed ecco una pubblicità di deodoranti. I telespettatori allora pensano che per uccidere, in fondo, sia una cosa facile, pulita e per niente malvagia. (1992)

LE MACCHINE. Le macchine mi appassionano, le amo profondamente: rappresentano la forza, l’energia.. Davanti alle macchine, in una fabbrica, per esempio, ho l’impressione di trovarmi di fronte alla potenza stessa… Sono anche come una musica, perchè sono orchestrate.. Un martello cade, un pistone sale, qualcos’altro si muove, si solleva, etc. Mi piacciono i martellamenti, il fuoco, il vapore, il fumo, il metallo, la varietà dei materiali. E le fabbriche sono fatte per costruire e non per distruggere. So che non deve essere sempre facile per gli operai che vi lavorano, perchè anch’essi diventano macchine. Ma amo l’idea di dire e rifare la stessa cosa all’infinito. (1986)

CONSIGLI PER GIOVANI REGISTI. Non infilatevi alcun tipo di fagiolo su per il naso. Evitate di infilare oggetti, soprattutto metallici, nelle prese di corrente. Guardate da entrambi i lati prima di attraversare una strada. Non guardate mai direttamente il sole. Non immergetevi nell’acqua a meno che non siate certi che non contenga materiale nocivo. Per ulteriori informazioni sulla sicurezza potete consultare la biblioteca locale. (1980)

 

 

Intervista tratta da IL CASTORO CINEMA

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