Scarface : La Rinascita

 

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Interviste tratte dai contenuti extra dell’omonimo film

Martin Bregman (produttore):Il motivo per cui ho girato Scarface, quello per cui mi è venuto in mente, è che stavo guardando il vecchio film con Paul Muni. Alle 3:00 di mattina, quando non riuscivo a dormire, o quando era sera, ho realizzato che un film come Scarface che presentasse l’ascesa e la caduta di un gangster americano, non era stato più fatto, o perlomeno recentemente. Non dopo Scarface. Avevo fatto vari film con Al Pacino  e avevo voluto girare un grande film di gangster in cui lui avesse una parte di questo tipo. Mi accorsi che Scarface, non quello vecchio, che aveva a che fare con l’epoca del proibizionismo, era l’ascesa e la caduta di un gangster: un gangster americano, una dinastia. Ne parlai con Al Pacino e gli dissi: “Hai grandi potenzialità, ma non sò ancora quali”.

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Al Pacino (Tony Montana): avevo sentito parlare molto di Scarface, perchè lavoravo ad un’opera di Brecht, intitolata Arturo Ui, che fu molto influenzata dai film americani sui gangster. Ricordo che, da bambino, sentivo che i miei parenti parlavano di Scarface, di come George Raft facesse roteare il mezzo dollaro. Ne avevamo sentito parlare parecchio ma non avevo visto il film. Un giorno, guarda caso, camminavo per Sunset Boulevard e c’era quello che ora credo si chiami il Tiffany Theatre. Per lo stesso prezzo vedevi due film e uno era Scarface. Eravamo in pochi. Così dissi: “perchè non andiamo a dare un’occhiata?”. Così entrammo e il film era meraviglioso. L’interpretazione di Paul Muni era magnifica ed illuminante. Dopo quella sera pensai che volevo imitarlo. Volevo fare qualcosa. La sua interpretazione mi aveva ispirato. Chiamai Marty Bregman, che poi riunì alcune persone che iniziarono a lavorare al film.

Brian De Palma (Director): Iniziai a lavorare a Scarface con David Day,  che era il primo sceneggiatore. David ed io lavoravamo ma la sceneggiatura non si sviluppava esattamente come avremmo voluto.  Alla fine, mi accorsi che non eravamo d’accordo. Su cosa stavamo cercando di fare. Così David ed io abbandonammo il progetto.

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Al Pacino: Sidney Lumet aveva l’idea di ambientarlo a Cuba, e secondo me era ottimo. Ricordo che per anni anche Martin Scorsese e Robert De Niro avevano Scarface nella lista dei film che volevano fare. E’ stato difficile individuare e scoprire un modo originale per adattarlo ai giorni nostri.

Martin Bregman: Mi disse: “perchè non lo fai sul mondo della cocaina ?” e mi resi conto che aveva ragione. Ingaggiai Oliver, che conoscevo da molto tempo, ed aravamo molto amici. Ci imbarcammo insieme in questa impresa, in questa ricerca per espolorare il mondo della cocaina.

Oliver Stone (screenwriter) : Venne da me dopo il fallimento di un film che avevo diretto, intitolato The Hand. Voleva che lavorassi ancora come sceneggiatore. Avevo bisogno di soldi. Era un momento difficile: stavo lasciando l’America e mi disse che voleva girare Scarface. Risposi: ” Non mi interessano i remake“. Fu dopo il coivolgimento di Sydney Lumet nel film, credo poco dopo, che parlammo nuovamente e mi disse che Sydney Lumet era impaziente di fare il filme voleva ambientarlo nella Miami cubana del 1980, 1981. Il Mariel Boatift, “La flotta della libertà” per Miami. Iniziai  a fare le ricerche per Miami. Mi ci recai spesso. Ne conobbi entrambi i lati. Quella delle forze dell’ordine, dei ministri della giustizia, della procura. Ma anche quello dei gangster, degli avvocati e degli ex gangster. Ma volevo qualcosa di più. Mi tuffai nel MAR DEI CARAIBI e andai a Bimini. Durante un’altro viaggio mi recai in Equador e in Bolivia. Mia moglie veniva con me, faceva parte della mia sicurezza: un uomo accompaganto da una donna sembra meno minaccioso, meno invadente di uno che viaggia da solo. Parlammo con parecchi tipi che indossavano dei gioielli, i classici Playboy. Dissi che era una sceneggiatore e scrivevo un film a proposito. Loro si sentirono lusingati. Iniziammo a parlare e poi andammo a casa loro a bere, a sniffare, a fare festa. Feci il nome di una persona che a Miami mi aveva aiutato con la mia ricerca. Era un avvocato. Quando lo nominai impallidirono. Pensavano che fossi coinvolto in qualche modo col pubblico ministero, che fossi uno sbirro, uno delle forze dell’ordine e quella dello sceneggiatore fosse una copertura. Capii di essere nei guai ed ebbi paura. Fu positivo rientrare in contatto con quella paura che avevo provato così spesso in Vietnam. Se si è in grado di catturarla quella paura è l’essenza di Scarface. In quei momenti di paura il punto è che non sai cosa succede dopo, la violenza può esplodere in ogni momento.  In realtà ho scritto Scarface a Parigi. Fu il modo di allontanarmi dalla cocaina perchè ne facevo uso lo stesso e interferiva con i miei processi cerebrali. Dovevo allontanarmi dagli Usa, conoscevo troppe persone che facevano uso di cocaina. A quei tempi era diffusissima.

Al Pacino : La prima volta che lessi il copione, mi accorsi che Oliver aveva catturato quel mondo, l’aveva fatto suo e ne aveva fatto emergere le caratteristiche, le sfumature, il potere.

Martin Bregman: Quando Sydney lesse il copione, non gli piacque molto. Pensava che avesse bisogno di un maggior orientamento politico. Io pensavo che così non avrebbe funzionato e non fosse vero.

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Brian De Palma : Quando  David Ray ed io iniziammo più o meno cercammo di prendere le mosse dal primo Scarface, ambientato nella parte italiana di Chicago. Il copione che mi arrivò alla fine, quello che Bregman aveva sviluppato con Stone, era completamente diverso da qualsiasi cosa avessi immaginato.  Infatti mi piacque così tanto proprio per il nuovo approccio a questo tipo di materiale e per gli elementi del copione originale. In particolare il piacque perchè per me era la versione moderna di The Treasure of the Sierra Madre, con la cocaina al posto dell’oro.  E’ la deformazione del sogno americano: hai un prodotto che puoi trasformare in milioni di dollari, ma intanto distruggi la vita. E’ come se il sogno capitalista fosse impazzito, uscito dal controllo, come se fosse diventato autodistruttivo.

Martin Bregman: Credo che la direzione che abbiamo scelto fosse già presente nello Scarface originale, negli elementi basilari della struttura dello Scarface di Muni. C’erano la sorella, la madre, il personaggio di Manny, la sua relazione con la donna del rivale. Tutti questi elementi erano presenti nello Scarface originale.. E Oliver, da ottimo sceneggiatore, ha inventato il resto.

Oliver Stone: Martin Bregman diede dei suggerimenti molto importanti e molto utili. Al Pacino ebbe delle buone idee. Brian De Palma si unì al progetto e diede il suo appoggio. Quando iniziarono le riprese, mi permise di prendere parte al progetto e diede il suo appoggio. Quando iniziarono le riprese, presi parte al film, essere presente e studiarlo.

Brian De Palma: Al Pacino era molto interessato al materiale, al modo in cui si sviluppano i personaggi e la trama e, poichè Oliver ha sempre le idee piuttosto chiare, fu una collaborazione molto vivace.

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