Cinque pezzi Facili (1970) un film di Bob Rafelson

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                                                                                                                                                                           A cura di Alessandro Dionisi

 

Cinque pezzi facili, è un piccolo cult appartenente al  genere red –movie e conferma la piena ascesa Jack Nicholson un anno dopo l’uscita di Easy Rider. Evidenzia, inoltre,  la piena caduta del sogno americano. Il titolo del film allude ai “cinque pezzi facili” di Chopin che il protagonista Robert suona a Catherine prima della fuga finale dell’uomo. Robert Eroica Dupea è un eroe ferito che non riesce a trovare una conciliazione con le regole di base della società delle grandi illusioni e non ha mai avuto un sincero rapporto con il padre, la famiglia e la vita. Dupea è un lupo solitario, sconfitto dai sogni e dalle aspettative. È  un vinto davanti un mondo formato da cerchi concentrici così abili a diramarsi e ad inghiottirti. Girovaga dentro la fabbrica dell’immaginario plastificata, chimica, errata, così forte nel poterti lacerare se hai un briciolo di sensibilità, di intuizione.

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Gli effetti collaterali lo hanno reso negli anni una persona cinica, provocatoria verso chi incide dubbi e un manipolatore verso  quelle persone che astutamente percepisce più deboli di lui. Robert affronta così le giornate con sarcasmo, sacrificio, masticando liquido amaro, rafforzando gli strati di pelle sul corpo. Ex musicista di piano il nostro eroe ha abbandonato la carriera e la vita borghese. E’ fuggito rifugiandosi in un mondo duro che ti spacca le ossa a fine serata. Difatti lavora in un pozzo petrolifero  e  si è fidanzato con Rayette (Karen Black), una ragazza completamente diversa da lui. La giovane  bionda è una tipa smaniosa, senza particolari interessi, innamorata del proprio ragazzo, ma incapace di uscire fuori dalle porte delle regole sociali. Il suo linguaggio è ridondante, inespressivo, televisivo, certamente poco realistico e sincero. Rayette non è lunatica come il suo uomo,  non coltiva sogni e si adagia a ciò che i mezzi di comunicazione oramai in voga gli trasmettono. Le pedine del loro rapporto sentimentale le muove l’arroganza di Robert . Il sogno dell’amore è vittima del sogno artistico a sua volta martire di quello americano. Ed allora, conscio di questo dilemma per sopravvivere e resistere, Robert si muove tra partite di bowling con la coppia amica formata da Elton e Stoney e lavoro nei campi di petrolio dove qui vedrà frantumarsi una piccola certezza costruita. Elton viene arrestato dalla polizia in una giornata di faticoso travaglio per aver rapinato una stazione di benzina. L’amico era sotto cauzione e viene  pizzicato un anno dopo nel giorno in cui Robert decide di licenziarsi da un mondo che lo soffoca.  Certamente questo avvenimento non è l’evento scatenante che porta Robert verso un ‘ulteriore fuga, ma costruisce il suo desiderio di avventura e di disfarsi del presente che lo circonda.

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Robert annuisce anche i pericoli ed ha dei conti in sospeso. La sua vita nel passato forse non è stata cinica come oggi lo rappresenta e forse deve chiarire ulteriormente delle falle interiori con se stesso. Robert raggiunge la sorella “Tita” in una sala di incisione musicale e qui gli viene confessato che il loro padre sta molto male: ha avuto due infarti e difficilmente potrà riprendersi. I due fratelli sono rimasti in buoni rapporti, si nota dalle espressioni che si scongelano, dai dialoghi e dall’interesse dell’uno verso l’altro. Robert mette per un attimo da parte il suo cinismo e promette che passerà  a casa e si fermerà per una settimana.  In più apprende che il fratello Carl non può più suonare il violino dopo un grottesco incidente in bicicletta e che ora si diletta con il piano assieme alla fidanzata Catherine Vanoost.  Incuriosito dal fatto,  ha nuovamente voglia di vagabondare pur tornando nel suo ovile. La malattia del padre è il pretesto per rientrare nel vecchio mondo e riadattarvici.  E così avviene  dopo aver dovuto assecondare le ipocondrie della fidanzata.  I due giungono però ad un patto: Rayette aspetterà il suo ritorno in un motel, perché , assicura Robert, la questione è dura da affrontare. Durante il viaggio saliranno con loro Palm e Betty. Fuggono anch’esse da una realtà soffocante, descritta soprattutto nelle parole di Palm  deprimente, piena di negozi e di schifo. Una realtà nella quale non c’è più spazio per l’uomo circondato da cartelloni pubblicitari, capaci solamente a farlo diventare più violento. Una società di lerciume da cui nascono solamente dei vermi. Una società dove l’uomo sguazza nel fetore. Questa è per Palm l’America dei regolamenti. Il monologo della donna viene incompreso da Rayette che accenna addirittura ad una rissa verbale, mentre Robert ascolta silenzioso e dentro un bar, durante una sosta, litiga con una cameriera, per via dei menù del giorno. 

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 Insomma il viaggio assume colore nelle strade deserte degli USA. Una volta arrivato in casa, incontra una galleria di caratteri atipici: il padre è effettivamente malato e risponde la propria approvazione e disapprovazione con il movimento degli occhi. Il fratello Carl è un uomo spiritoso, ironico, invadente ed antipatico per i suoi gusti: è il piatto giusto con cui misurare il livello di sarcasmo. Tita punta gli occhi verso l’accompagnatore del padre, un uomo forzuto, palestrato, definito dalla donna sessualmente sadico. Robert ha l’opportunità di conoscere ed invaghirsi poco alla volta di Catherine, una donna  affascinante, misteriosa, dagli sguardi maliziosi ma velatamente romantici. Rappresenta per lui l’ultima possibilità per esaudire un desiderio. Tra i due si crea una manifesta complicità affrontata in maniera differente: Catherine sfoggia la sua anima sentimentale, Robert il suo distacco dalle cose. Solo quando  i due faranno l’amore e Robert suonerà “Cinque pezzi facili”, la donna tornerà indietro ai suoi passi. Ha commesso adulterio con il giovane ma non può staccarsi dal valore di coppia. Nel momento in cui che Rayette raggiunge la famiglia ci sarà occasione per avere un’ultima discussione con degli invitati. Robert ora stremato, passerà la nottata a bere del whisky in un pub e trascorrerà le ultime ore davanti al molo guardando nel freddo invernale il mare, l’orizzonte perduto. Partirà nuovamente verso casa  con Rayette, ma lo stop in un Autogrill sarà l’occasione di salire sopra un camion e fuggire via mentre la giovane ragazza andrà a prendere del caffè al bar.  Storia di un sogno perduto.

 

Cinque pezzi facili (Five easy pieces)

 Produzione: Stati Uniti 1970

Diretto da : Bob Rafelson

Soggetto e Sceneggiatura: Adrien Joyce, pseudonimo di Carol Eastman

Con: Jack Nicholson, Karen Black, Billy “green” Bush, Fannie Flagg, Sally Ann Struthers, Richard Sthal, Lois Smith, Lorna Thayer, Susan Anspach, Ralp Waite, William Challee

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