Il passato è una terra straniera (2008) un film di Daniele Vicari

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A cura di

Alessandro dionisi

 

Nella Bari delle bische, nel profondo silenzio e nei rumori improvvisi, Giorgio (interpretato da un fantastico ELIO GERMANO)è un ragazzo ventiduenne dedito allo studio e prossimo al suo ultimo esame universitario nella Facoltà di Giurisprudenza. Vive in una famiglia borghese che dietro a sé porta un piccolo dramma, la figlia fuggita di casa ed immersa nella droga , ma coperto adeguatamente da una maschera cinica. Giorgio vive una vita annoiata e monotona soprattutto con Giulia, la propria ragazza. Giunto in una festa all’interno di una villa, scatta in lui la parte animalesca e sconosciuta: colpire con la violenza.

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Tutto si verifica in un flash, in un ciack, attraverso un’espressione. Un secondo che ti trascina in un mondo nuovo, inverosimile, morboso, inatteso.  Uno sguardo velocissimo lo attrae, quello di Francesco (MICHELE  RIONDINO), un ragazzo gretto, dai modi spocchiosi che si cimenta a vincere nel tavolo da poker grazie al baro. Giorgio soccorre Francesco in una rissa che si sta creando all’interno della festa per un conto in sospeso. I giochi qui potrebbero chiudersi, poiché Giorgio ha intravisto un paesaggio non rassomigliante alle sue aspettative. Potrebbe tranquillamente trascinare dietro a se Giulia e tornarsene a casa. Invece no. Il magnetismo che Francesco gli suscita è impressionante, senza sosta, incapace di calibrarsi e trovare un equilibrio. Nessuna giustificazione o domande specifiche sorgono tra i due ragazzi così diversi l’uno dall’altro. Da questo momento sono presi dal sentimento profondo contraddittorio, dalla loro somiglianza e dissomiglianza. I protagonisti cominciano un processo di continuo confondersi. I giorni, le ore, passano inesorabilmente e il regista Vicari mette in scena un’ ombrosità ed un’estrema luminosità negli ambienti e sui protagonisti  che segue  una linea perfetta, senza alcuna sbavatura . I due si spostano tra le bische e le ville di Bari, muovono somme di denaro altissime. Sono vittorie che  accompagnano esplosioni interiori in  Giorgio. Da questo momento conosce il lato oscuro e decide di viverlo mettendo in pericolo gli altri e in mostra se stesso.

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 Rompe i rapporti con i genitori, soprattutto quello con il padre di cui non ha avuto mai un briciolo di stima; chiude le relazioni con l’università e con la propria ragazza come se già tutto fosse rimosso da anni. La sua storia la annulla alla seconda o terza scena mantenendo un certo rigore con tutto ciò che gli accade e badando a non autoreprimersi rimuginando sul passato. Giorgio è deciso, forte interiormente. Il suo granello di curiosità si trasforma in rigore e in atteggiamenti deviati soprattutto nel sesso. Questo dualismo lo deresponsabilizza con il mondo quotidiano, fa finta di niente su quello che accade; semplicemente non lo vive più.  Francesco , contrariamente, è un’esibizionista, tende a rappresentare il meglio di sé, vive agiatamente negli ambienti cupi, poiché l’esperienza della strada gli fornisce le armi adatte per dominarli. Per lui l’ habitat che frequenta è  un’arena nella quale deve eccellere, avere un pubblico tutto per se, ma pronto a  deprimersi  se viene abbandonato. Quindi è in realtà un debole capace di non reggere altri luoghi o facce. Gioca nell’adescare la persona giusta, possibilmente in un momento di smarrimento. Un vulcano di egoismo rimuove i pensieri di Francesco. Giorgio diventa improvvisamente il suo pubblico. I due si incontrano in un momento particolare di bisogno, legandosi al limite, attraverso una morbosità invadente e un controllo dell’uno verso l’altro inscindibile.  

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Ci sono attimi in cui Francesco si perde, fugge (soprattutto dopo aver manifestato la sua impotenza sessuale); attimi  eterni dove nasconde il suo vissuto [la madre inferma segregata in casa ].Il ragazzo vive situazioni nelle quali vuol far crollare Giorgio e spegne la propria aggressività quando il compagno raggiunge quel poco di lucidità tanto temuta. Francesco sa di essere il magnetizzatore, l’eroe che fa vincere denaro a Giorgio in situazioni di baro. Contrariamente sa di camminare sopra un filo sottile perché persona fragile. La loro complicità si soffoca quando Giorgio riesce ad avere relazioni sessuali con una signora da tavolo che paga il suo debito oltre al denaro con il  corpo. In questi casi la morbosità è accompagnata dalla gelosia:un viaggio difficile da gestire, perché si può perdere in primo luogo  lo scettro.  Se in Francesco i picchi di umore non si bilanciano e non trovano l’equilibrio giusto , contrariamente in Giorgio cresce la follia all’interno del vortice nel quale nuota. Paradossalmente ora proprio lui è il più pericoloso, poiché in certe occasioni è fermo, decisamente più intelligente e stratega. Vive in un nuovo mondo affascinante. Giorgio affronta il padre con crudezza nel momento in cui vuole attestargli le regole in casa : “ ecco l’illuminare della filologia romanza..lui pensa di saper tutto ma non sa un cazzo e dice Ecco Appunto..”.. 

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In molte occasioni non rimane paralizzato di fronte alla figura che lo comanda. Al contrario riesce a sganciarsi, rafforzarsi (picchia un avvocato che non ha pagato il debito davanti il palazzo della giustizia), aumenta la propria autostima. Il viaggio per Barcellona per una partita di droga da indirizzare a Bari ne è l’esempio. Giorgio impaurisce Francesco fino a quando non ottiene la verità su quella partenza improvvisa e riuscirà, una volta arrivati, ad evitare uno stupro a tre con Angela, una giovane ragazza conosciuta in un pub. In quest’ultima occasione, nel puro stato lisergico comune, evita la violenza esasperata, dividendo i due corpi ed impossessandosi di quello della ragazza. La scena cruda mette in luce tutta la leggerezza di Francesco forte solo con le mani, ora impassibile a guardare la coppia ed arrivare alla masturbazione.  Un’impotenza sessuale già  verificatasi la notte prima quando abbordata Angela è scappato all’improvviso. Siamo giunti al preludio dell’abbandono definitivo: Francesco ha capito che il tempo ha un limite e il passato è una terra straniera. La sua vita prosegue nella solita routine ora più impotente per la perdita della madre. Giorgio si rimpossessa della dose necessaria per tornare nel mondo che gli appartiene. Ritrova la sorella e parla con lei. Il suo fisico è stravolto, gli occhi sono stanchi, l’incubo ha lasciato i suoi effetti collaterali , cicatrizzati ora nei ricordi. 

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  Il mondo straordinario non l’ha definitivamente ucciso e in lui brama la volontà di cercare colui che lo ha trascinato. Spia Francesco dalla macchina ritrovata e sottratta dall’ex compagno  come ultima prova di forza, poi lo segue mentre rincorre una ragazza appena uscita dal suo turno di lavoro nella Bari vecchia. Nelle strade buie e calpestate di silenzio come una partita di poker i due si scontrano proprio nel momento in cui la giovane subisce la violenza. Una collusione forte al punto che la polizia ha il tempo necessario per portarli entrambi in questura e solo la testimonianza della ragazza non infliggerà danni ulteriori a Giorgio. Pochi secondi prima, malgrado le botte e le minacce subite dalle guardie,  testimonia flebilmente la sua innocenza e una volta riconosciuta definitivamente si limita a dire che il suo ex compagno lo conosceva solo per qualche partita di poker. Solo quando esce,  mentre il suo sguardo attraversa lo scuro vetro  divisorio,  si sofferma. Osserva Francesco stravolto e brama chissà quale pensiero..

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IL PASSATO E’ UNA TERRA STRANIERA (2008)

REGIA: Daniele Vicari

Genere: Thriller

Prodotto da: Tilde Corsi, Domenico Procacci, Giovanni Romoli

Tratto dal romanzo “Il passato è una terra straniera” di Gianrico Carofiglio

Soggetto: Gianrico Carofiglio

Sceneggiatura: Francesco Carofiglio, Gianrico Carofiglio, Massimo Gaudioso, Daniele Vicari

Fotografia: Gherardo Gossi

Montaggio: Marco Spoletini

Scenografia: Beatrice Scarpato

Suono: Remo Ugolinelli

Musiche: Theo Teatro

Con: Elio Germano, Michele Riondino, Chiara Caselli, Valentina Lodovini, Daniela Poggi

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