semplicemente cinema

scontri nel mare

SEMPLICEMENTE CINEMA

A cura di Alessandro Dionisi

“Possa ogni cosa ritenuta abituale,inquietarvi”

Berthold Friedrich Brecht.

Entriamo nelle tenebre di una grotta artificiale: il tintinnio di un campanello ci invita, il buio si fa più fitto. Una graziosa ragazza ci guida verso la nostra poltrona o postazione in volo. Ci offre caramelle e chiede se vogliamo bere qualcosa di fresco. Affianco a noi altre figure: il loro sorriso è velato da giochi di ombre e luci. Immagini in movimento parlanti come oggetti,piante e persone reali.. Un treno corre lungo i binari e si ferma ad una stazione, un’onda contro uno scoglio getta tutta la sua forza e la sua resistenza; degli uomini vengono catapultati sulla luna, in un mondo studiato solamente dagli scienziati e sognato dagli amanti, pensatori,scrittori, comuni mortali.

Alle origini il cinematografo non era solamente frutto di ricerche  sui movimenti dei bipedi, dei quadrupedi, ma avvolgeva in sé il fascino dell’immagine stessa, ovvero la creazione in movimento. La velocità assumeva delle cromature e dei toni nuovi, atipici, rivoluzionari.  Dietro alle origini del cinematografo non esiste solamente un lavoro scientifico, chimico, bensì il desiderio di fare luce alla spettacolarità. Quando nasce siamo immersi nel flusso delle invenzioni: basti pensare alla telegrafia, all’automobile e ai raggi X, scoperte del XIX° secolo,le quali hanno trovato la propria velocità  e sempre con maggior insistenza si sono insediate. Una spettacolare ontogenesi, una straordinaria metamorfosi creata da uomini che con piccole astuzie, isolatamente e simultaneamente, fabbricano il cinema, senza curarsi particolarmente dell’arte. Nasce il bisogno di staccarsi da terra e guardare dal cielo per trasformare la percezione dell’individuo di fronte allo spazio e al tempo. Movimento,comune senso del sogno, prolungamento dello stesso, materializzato con mani artigianali e poetiche. Come l’aeroplano, il cinematografo s’erge da terra, diventa contemporaneamente angelo e diablo che con le proprie tentazioni spinge oltre la realtà, perché in esso sono presenti il meraviglioso, l’anima e il misterioso.

Esso accresce doppiamente l’impressione di realtà della fotografia, da un lato restituendo agli esseri e alle cose il loro movimento naturale, dall’altro proiettandola e liberandola su di una superficie rendendola autonoma. La nascita del cinematografo la possiamo ritenere relativa. Già Edison aveva animato la fotografia e Reynaud proiettò sullo schermo immagini animate. La sua originalità sta proprio nell’aver relazionato in un sistema unico la fotografia animata e la proiezione.
I fratelli Lumière lo indirizzano verso le applicazioni scientifiche e non spettacolari, ovvero tra le innovazioni tecnologiche che hanno portato radicali cambiamenti nella cultura che va dal 1880 allo scoppio della prima guerra mondiale, caratteristiche, inoltre, nel modo nuovo di esperire lo spazio e il tempo..
Ciò che attirò nel cinema dei fratelli Auguste e Louis Lumière, non fu tanto un’uscita dalle fabbriche o un treno dalla stazione, ma un l’immagine del treno e un’immagine dell’uscita di persone  dalla fabbrica. Non era per il reale, ma per l’immagine del reale che si facevano le resse agli ingressi dove si proiettavano gli spettacoli, ingressi come quello del Salon Indien. Lumière, a differenza di Edison, ebbe l’intuizione di filmare e proiettare come spettacolo ciò che spettacolo non era: la vita quotidiana, gli uomini che pensano ai loro affari, il movimento nelle città, il semplice colloquiare all’interno di un caffè.. I predecessori dei fratelli Lumière sono presentatori di lanterne magiche, fra i quali i più illustri rimangono Robertson (1763-1837) e padre Kircher (1601-1682) che sono a loro volta gli eredi della magia arcaica: cinquemila anni prima sulle pareti di Giva, il Wayan animava i suoi giochi di ombre. Il culto greco dei misteri, si accompagnava a rappresentazioni di ombre,già descritte in Platone ne Il mito della caverna.

Il montaggio fu il risultato di venticinque anni di anni di invenzioni e di reinvenzioni, di audacie e del caso, per trovare in Ejzenštein il primo maestro. Ma già prima i cineasti di Brighton, Porter, Méliès e Griffith inventarono le tecniche primarie. Ma per la sua stessa natura e fin dal momento della sua apparizione, il cinematografo era essenzialmente spettacolo: egli presentava le sue immagini a un pubblico, per un pubblico, e conteneva quella teatralità che doveva successivamente sviluppare con la messa in scena. I primi film del chinetoscopio, per esempio,  presentavano già incontri di boxe, spettacoli di music- hall, scenette comiche. Il cinematografo stesso, sin dal primo giorno, mostrava l’innaffiatore innaffiato. La “spettacolarità” scenica appare dunque contemporaneamente del 1895. Méliés, successivamente,  attraverso i trucchi e il fantastico, inoltra due aspetti rivoluzionari. Il fantastico scaturì grazie alla più realistica delle macchine. Gli spettri nascono con sovrapposizioni di fotogrammi, richiamando immediatamente il surreale e l’immaginativo.. Sovrimpressione e sdoppiamento diventano tratti familiari nel cinema, creano e presentano caratteri nuovi. Sono trucchi che di volta in volta assumono toni realistici. I trucchi sono l’amalgama delle tecniche di Méliès con quelle del teatro Robert Houdin e della lanterna magica.

Il film cessa di essere una fotografia animata per frazionarsi in un’infinità di fotografie eterogenee, o inquadrature, piani. Ma, al tempo stesso,diventa un sistema di fotografie che ha acquistato caratteri spaziali e temporali nuovi. Il montaggio unisce e ordina in una continuità la successione discontinua ed eterogenea delle inquadrature. E’ questo ritmo che, partendo da serie minutamente frazionate, ricostituirà un tempo, nuovo, fluido..

Nasce la scomposizione del movimento e la sua velocità..

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