Mare Nero (2006) un film di Roberta Torre

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Un delitto nella fertile terra delle coppie scambiste. Un delitto nella moderna schiavitù sessuale, fatta di petali in lattice, decolté, dark room  e guanti in pvc.  Un delitto nel terreno  arido di uomini deviati, perversi, assuefatti da una sottocultura ufficiale che negli ultimi tempi ha mercificato il corpo, soprattutto quello femminile, attraverso il maggiore mezzo d’informazione : la televisione consumistica. Un film coraggioso dove in mostra viene messa sul palcoscenico l’Italia nascosta dietro il bigottismo e le buone apparenze. L’Italia dove in un night club a luci rosse vengono fuori tutti i mostri, le bestie rare di ogni ceto sociale: imprenditori, poliziotti, spacciatori, giovani. (Non)Luoghi frequentati  da giovani coppie annoiate e specializzate nell’intrattenimento di  questa vetrinizzazione.

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Un film dove un omicidio crudo di una giovane ragazza, morta per asfissia dovuta a strangolamento con nylon durante un rapporto sessuale  da un uomo anziano,  mette in evidenza anche certi malaffari della polizia di stato abile, inoltre, ad avere un linguaggio scurrile ed archiviare in fretta il fatto come una raccolta punti per un premio finale. Un delitto che ci mostra l’ombra del ricatto, dell’omertà. Mare Nero evidenzia un Italia in parte  voyeuristica, silenziosa, fredda, egoistica, egocentrica e narcisistica. A farne le spese è l’ispettore Luca Mocci, fino allora un uomo adempiente al proprio lavoro ma, anch’esso, incapace di gestire un rapporto di convivenza con la propria ragazza Veronica. Tutto ciò lo percepiamo proprio all’inizio,  quando la ragazza si presenta in casa con l’intenzione di far nascere una relazione che vada oltre il classico rapporto di coppia mantenuto a distanza. La morte di Valentina Martini lo lascia cadere in un vortice dove il confine tra incubo e realtà è sottile. Si nota perfettamente quanto Luca sia un uomo desideroso di controllo e il trauma inconscio subito dal perverso omicidio, si sviluppa  con crescente rapidità. Di getto Luca mostra la  paura di un uomo che guarda la donna che ha accanto e non si accorge assolutamente  di non sapere chi sia e quindi ha chiaramente e nello stesso momento il terrore di perderla. Luca cade dentro gli inferi fatti di ossessioni, improvvise manifestazioni di accesa gelosia verso Veronica, asfissianti domande al limite del patetico. E negli inferi vuole scoprire anche il lato oscuro di una vita  fino ad allora non conosciuta.   Le espressioni del suo volto tradiscono la freddezza dei suoi colleghi che al contrario mostrano, accettano e lavorano su questo caso come uno dei tanti. Davanti la scientifica osserva la giovane vittima e proprio da questo momento l’ispettore scivola in un tunnel  di crescente ossessione e morbosità verso il corpo femminile.

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Sorgono dubbi, forti interrogativi all’ispettore che fino allora si è nascosto nelle apparenze. In una sceneggiatura non pregna ma essenziale, la regista Roberta Torre ci trascina  con la macchina da presa in un simbolismo forte ed a tratti macabro. La notte è il tempo e il campo dove la curiosità, nata dall’indagine, ci porta a seguire l’improvvisa vita dell’ispettore. Luca Mocci attraversa lunghi corridoi adiacenti la camera mortuaria da solo: il suo volto è cupo, a volte perso. Di fatto non ha la lucidità per poter ragionare sul caso. La notte è il luogo degli scambisti, della mercificazione delle coppie mentre si incontrano nei parcheggi polverosi della città. Un nuovo business si muove in queste zone sinistre, dove macchine di valore continuano a girovagare fino a quandonon si  trova un accordo simboleggiato da uno sguardo o un abbaglio di fari. Luca, affronta questi luoghi con aria insofferente. La morbosità con cui comincia a frequentare il parco è come un treno senza macchinista e corre a velocità irregolare nella sua mente. Dopo la confessione dell’omicida, Nicola vuole ispezionare il suo caso, trascinandosi nella trasgressione forzata e toccare il punto estremo. Nello stesso tempo il desiderio di controllo su Veronica si trasforma in un gioco chirurgico, operato nella parte più debole della ragazza. Luca puntella costantemente sul suo passato, sulle fantasie sessuali che può comunicarle un  giovane o un maturo uomo . Veronica resiste, percepisce il tutto e gioca ironizzando. Ma anche l’ironia è una forma di gelosia per Nicola, costretto per forza di cose di uscire da questo tunnel da dove improvvisamente è entrato.

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Nella sua mente un corpo morto come uno vivo assumono le stesse sembianze: in una scena in cui fa l’amore con la propria ragazza vede il corpo di Valentina ed allora, recuperata la lucidità, pretende dalla propria ragazza di aprire gli occhi, baciarlo, farsi ripetere in modo ostinato “ dimmi che mi ami” per poi concludere i rapporto sessuale in modo forte, energico, al limite del violento. Lo sguardo di Luca sembra soffermarsi su corpi per lui morti: il proprio, quello Veronica, di giovani ragazze intrattenitrici di  uomini nel locale a luci rosse, il Deposito 38, luogo dove lavorava Valentina. Qualcuno segue Luca. Difatti, una volta archiviato il caso una lettera privata  gli arriva in questura dove dentro c’è scritto “se vuole vedere e scoprire la verità su Valentina deve sborsare 10000 euro.” In una scena completamente Noir l’ispettore si fa prestare da un suo collega dei soldi, ottenuti con modi bruschi e durante una nottata dove la pioggia insistente fa da padrona, giunge nella bettola per ottenere delle vhs. Luca la visiona nella sua stanza d’ufficio e l’arrivo improvviso(?) del suo superiore sintetizza la voracità con cui l’ispettore si ostina a convivere con i suoi mostri.

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“ Ci siamo abituati a convivere con i fantasmi. Prima tenta la fuga ed ora non ne può fare a meno.

Noi siamo chirurghi Mocci, non le viscere. Corriamo dietro i morti e all’ora di pranzo ci viene fame..

Durante la notte uno sguardo suadente di una ragazza porte Luca Mocci  a  raccogliere  segnali. Non ci sono confini tra le distanze. Luca segue una Mercedes che lo conduce in una palazzina di un quartiere benestante. Riti galanti e materializzazione del sesso pronti a trasformare la paranoia di Luca in rabbia.

Il giorno prima Veronica gli ha raccontato, sconvolta in viso, un sogno.

“Eravamo in un posto strano, un museo e c’era un sacco di luce. In una vasca c’era una statua in bronzo recuperata nel mare (è la stessa statua che vediamo nella palazzina e quella recuperata all’inizio del film dai pescatori). Era sommersa tra gli acidi corrosivi e tu li toccavi. Mi sembravi qualcuno che non ho mai conosciuto..”

Luca torna nel Deposito 38, attraversa,  osserva negli spioncini i giochi erotici tra corpi morti dentro le  dark room. Il fantasma di Valentina lo perseguita, le voci continuano a martellargli la testa. Il viaggio continua nel sonno, nel sogno e svanisce l’indomani, quando Luca e Veronica ironizzano e sono sereni durante la colazione.

Forse solo un’allucinazione ?

Mare Nero (2006)

Genere: Noir

Regia: Roberta Torre

Sceneggiatura: Roberta Torre in collaborazione con Heidrun Schleep

Scenografia: Annalisa Mucci

Suono: Michele Tarantola

Fotografia: Daniele Ciprì

Montaggio: Jacopo Quadri

Con : Luigi Lo Cascio, Anna Mouglalis, Maurizio Donadoni e con Massimo Popolizio.

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Una Risposta to “Mare Nero (2006) un film di Roberta Torre”

  1. ciao alessandro, ho letto la tua recensione sul mio film, mi è piaciuta.
    mi piacerebbe comunicare con te

    roberta torre
    rosettafilm@libero.it

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