Ingmar Bergman (cinema nuovo)

fuori3Quando cammino da solo nella mia isola deserta, se sento un rumore alle spalle mi metto a correre come se qualche minaccia mi inseguisse. So che è ridicolo, è irrazionale, ma è più forte di me. Però io sono anche uno che ama la vita, le donne, il vino, il buon cibo, e così la felicità si intreccia all’angoscia. Da giovani si provano molte emozioni, grandi sentimenti, e si è molto intolleranti. Io sono stato un ragazzo sempre arrabbiato, fazioso, aggressivo. Adesso, da anziano, divento più indulgente, meno partigiano e meno rigoroso, più generoso. Capisco meglio Stravinskij che una volta mi disse: “Sono contento di essere vecchio: ora posso amare Brahms, persino i valzer di Brahms”. Non sono un intellettuale , sono molto irrazionale: e quasi tutti, nel profondo, restiamo bambini, affascinati dal mistero, dalla magia, dal sogno.Per me l’infanzia non è lontana: ne sento come presenti tutti gli spettri, le paure e gli incantesimi. In Fanny & Alexander non ho avuto alcuna difficoltà a ricordarli, e neppure bisogno di evocarli: erano gia con me e in me. contemporanei, sempre. Si, anch’io ho avuto una infanzia borghese, felice e doviziosa, circondata da amore e cose belle.    Si anche io sono cresciuto accanto a una sorella. Si, anche mio padre era un pastore, e noi bambini siamo stati allevati nel timore di Dio.

fuori1Si, anch’io da bambino come Alexander, venivo punito a nerbate e rinchiuso solo in uno stanzino. Quando un film l’ho finito non ci penso più. Non  mi volto mai indietro, guardo sempre avanti, verso nuovi progetti: anche questa è una forma di nevrosi. Se poi un film ha successo oppure no, se il pubblico lo capisce o no, se lo ama o no .. Io sono come un artigiano che fabbrichi una sedia; se chi ci siede sta comodo, bene; se ci si sta scomodo peccato; ma è un problema che riguarda quello che si vede, non me.. Che questo sia l’ultomo film l’ho detto è vero: vedremo. Ho sessantacinque anni. Sapete cosa vuol dire l’età ? Per ottenere tre minuti di film, devi lavorare otto, nove, ore con forte intensità. Può diventare un’ossessione oppure , come dice Fellini, un modo di vivere.

Intervista tratta dalla rivista Cinema Nuovo

Numero 286, dicembre 1983.

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