Un’altra donna – un film di Woody Allen (1988)

un40Marion, è una donna di cinquant’anni e da pochi giorni ha preso in affitto un piccolo appartamento per poter scrivere un testo di filosofia. E’ una persona afferrata, tenace, caparbia. Docente all’università è sposata con Iam un cardiologo conosciuto, sicuro di sè, ma freddo nei suoi confronti. I due navigano nella routine abitudinaria alto borghese, assuefatta nei ritmi e nei tempi dei salotti.

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Si spostano ed incontrano quotidianamente amici, sopratutto la sera, per cene oppure feste. Fino a qui abbiamo ricostruito la vernice dell’apparenza, ritoccata giorno dopo giorno. Dietro si nascondono crepe, sottostorie, frutto di esperienze passate, vizi, piccole e grandi bugie, ipocondrie. Un’ Altra Donna è un film che ruota attorno alla vita di Marion (Gena Rowlands), filtrando dentro la sua personalità di base robusta, affascinante e carismatica. In Marion la vernice dell’apparenza si scrosta pochi giorni prima del 25° anniversario di matrimonio in modo atipico, quando all’interno dell’appartamento riesce a sentire attraverso un condotto dell’aria, le sedute di psicoanalisi di una signora misteriosa (Mia Farrow). La voce tremante è un calavario di parole terrorizzanti e terrorizzate nei confronti della solitudine, i rapporti di coppia, la felicità. Parole che si impregnano nell’immaginario di Marion, sommandone le esperienze passate e  momenti presenti.

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Le sedute, così destabilizzanti al punto tale di farle interrompere la scrittura, esplorano interiormente un essere umano che si rileva poco alla volta isolato dinnanzi se stesso e al mondo circostante. Marion negli anni ha costruito un personaggio attraverso scelte razionali e non astratte, ma ora necessita di ascoltare quella voce,  pronta a farla vagare fra realtà, sogni e ricordi. Si è costruita, inoltre, una corazza rafforzata nei lunghi giorni, in relazione alla carriera professionale  e quiete familiare (..). Le regole del gioco sono state accettate, il contratto con il buon costume borghese firmato. Come ogni passato, anche il suo rivela segreti, amori mancati, passioni, in parte rimossi e in parte no. Esistono nella vita di Marion dei clichè guadagnati negli anni che hanno cresciuto un comportamento logico e professionale.

Il substrato della donna poco alla volta emerge, in concomitanza alle rivelazioni che dalla parete divisoria Hope confessa al suo analista. Confessioni ad effetto scatenante per  gli equilibri della donna.  Ora la professoressa si invaghisce, mette in discussione se stessa, percorre un background, diventa curiosa, spala senza sosta il terriccio davanti gli occhi. Ciò avviene in assoluto silenzio e lo osserviamo grazie a dei primi piani parsimoniosi che il regista Woody Allen riprende. Una storia oscura ci colpisce dentro, come ogni dettaglio espressivo in Marion.

Il viaggio interiore procede regolarmente ai racconti di Hope, si sofferma e continua in solitudine. Una simbiosi nasce percorrendo due binari in opposte direzioni. Hope risveglia i ricordi, la mente fluida, il corpo sinuoso di Marion, ora sempre più raggelato a respingere le avances di Larry,un uomo non formale, sensibile ed artista. Un personaggio completamente in antitesi al marito.

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Larry è un uomo colto, pronto a mettere in guardia Marion di fronte al pallone gonfiato della borghesia e l’adulterio del marito. Il percorso della donna incontra attimi di risveglio: una sua ex allieva di Filosofia la riconosce, ringraziandola per le sue idee sbalorditive, capace di cambiarle la vita grazie al corso di “Etica e reponsabilità morale”. Questi attimi di risveglio la inducono a seguire Hope fino a raggiungerla per poi sbagliare persona ed imbattersi un Claire, una vecchia compagna la quale, di fronte agli occhi interessati del marito, un regista teatrale, al commento di Marion sulla rappresentazione di “Madre Coraggio” di Brecht, la accusa per il suo passato fitto di civetteria, particolari ed eloquenti sguardi e piccoli inviti seducenti. Il percorso raggiunge vette alte quando in un sogno, laboriosamente ricostruito con una messa in scena esemplare in veste teatrale, il padre di Marion, un uomo dai forti principi, rivendica i suoi rimpianti  per l’educazione errata data ai suoi figli: severa ed esigente verso Marion, lasciva nei confronti del fratello. Nella scena successiva Claire rappresenta Marion e le parla di un matrimonio senza passione, ordinato e di routine. In un’altra scena vediamo Sam spegnere l’amore di Marion e la propria vita.

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In un negozio di antiquariato, il giorno prima dell’anniversario, la donna ha l’opportunitàdi conoscere Hope, distrutta dalla stanchezza e spossata dalla tristezza. Marion la distrae tenendola su di morale e l’invita a pranzo in un locale fuori zona. Durante il pranzo Marion parla di sè, trovando nella donna l’unica con la quale confessarsi. In un locale lontano dalla ritualità borghese, scopre il proprio marito in compagnia di una ragazza.

Un’altra donna percorre ora la strada, ritrova la freschezza nel dattilografare il suo lavoro. Ma il tempo tradisce le aspettative, i sogni.. Quel tempo necessario per ascoltare nuovamente nel condotto di aereazione le ultime parole di Hope al dottore:

” Ho conosciuto una donna triste. Pensa di aver tutto e non ha niente. Mi sono spaventata. Se non mi fermo con il passare degli anni diventerò fredda.. allontanerò chiunque. Ho finto per tutto quel tempo sperando che tutto andasse bene.  Ebbe un aborto ”

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Un’ altra donna (1988)

Scritto e diretto da: Woody Allen

Fotografia: Sven Nykvist

Scenografia: Santo LoQuasto

Montaggio: Susan E. Morse

Con: Gena Rowlands, Mia Farrow, Blyte Danner, Sandy Dannis, Gene Hackman, Iam Holm, Philip Bosco.

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