Ultrà (1991) un film di Ricky Tognazzi

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Siamo alla fine degli anni ’80, inizi ’90, periodo nel quale tifosi e sportivi attendevano con impazienza 90° minuto e si collegavano alle radioline isolandosi dal resto del mondo. Si andava allo stadio presto, perché le coreografie venivano esposte a pochi minuti dal fischio iniziale dell’arbitro e gli striscioni, insieme ai fumogeni, davano maggior colore alla curva della squadra del cuore. Il tifo era organizzato, si divideva solitamente per gruppi e molti di essi portavano il nome del quartiere di una  città. Sono gli anni in cui le curve erano al centro delle attenzioni  sia nel  bene, con i loro colori,  tifo, tamburi che rullavano costantemente,  che nel male, punto di ritrovo dove molto spesso si raggruppavano  anche chi non adulava la squadra e cercava modo di mettersi al centro  dell’attenzione  verso l’opinione pubblica.
Siamo alla fine degli anni ’80, inizi ’90, periodo nel quale tifosi e sportivi attendevano con impazienza 90° minuto e si collegavano alle radioline isolandosi dal resto del mondo. Si andava allo stadio presto, perché le coreografie venivano esposte a pochi minuti dal fischio iniziale dell’arbitro e gli striscioni, insieme ai fumogeni, davano maggior colore alla curva della squadra del cuore. Il tifo era organizzato, si divideva solitamente per gruppi e molti di essi portavano il nome del quartiere di una  città.
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Sono gli anni in cui le curve erano al centro delle attenzioni  sia nel  bene, con i loro colori,  tifo, tamburi che rullavano costantemente,  che nel male, punto di ritrovo, dove molto spesso si raggruppavano  anche chi non adorava la squadra e cercava modo di richiamare l’opinione pubblica.
Spesso questi gruppi erano formati da personalità diverse: si passava dal tifoso accanito a quello che recita la volontà di sfogare il proprio malessere interiore; dal tifoso idolatrore  e affascinato dal capo ultrà [Ciafretta, interpretato da GianMarco Tognazzi] a colui che vive religiosamente la propria curva.  Comune denominatore per tutti :  vivere quotidianamente per i colori della squadra.
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Ultrà mette in chiara luce tutto ciò: la violenza premeditata e strategicamente organizzata per l’incontro Juventus – Roma, sfociata con la morte di Smilzo, è solo l’epilogo di un retroterra inconfondibile dove viviamo il forte disagio sociale di ragazzi che prendono il treno per andare a Torino, un mezzo di trasporto che sembra proprio la metafora delle loro vite: un percorso lungo, con interruzioni, imprevisti. Uno scompartimento zeppo di giovani percorre i binari nella notte. Un mostro incrocia gallerie, lunghi tunnel. Principe, Nazi, Nerone, Morfino, Teschio, Red, Cobra, Smilzo, Mandrake e Ciafretta, sono i protagonisti  appartenenti ad un fantomatico gruppo organizzato, la Brigata Veleno, capaci di offrirci sottostorie alquanto forti e di spaccato sociale.  Incrociamo personaggi vinti, pallidi eroi; individui paurosi di ammettere la volontà di cambiamento come Red (Ricky Memphis). Il film è scritto e  girato  in un periodo di particolare mutazione nella Curva Sud Giallorossa e in quelle di altre tifoserie .
ultrà 20ultrà 21ultrà 24ultrà 26Teschio rappresenta il nuovo insediatosi nei mesi a venire :  gruppi di estrema destra all’interno di una nuova arena . La politica entra nelle curve, quella politica fatta di simboli forti, dove in molti possono coprirsi e giustificarsi dietro gli scontri fuori o dentro lo stadio. Un modo apparente per cacciare via la solitudine, i problemi familiari, ritrovarsi solamente nel muretto del quartiere dove sei cresciuto e mettersi in luce. L’apparente consapevolezza di riuscire a scaricare le proprie tensioni fatte di malcontento generale. Proprio  Red, disegnatore degli adesivi del gruppo, sentenzia  in qualche modo il passaggio da una politica  negli stadi ludica, identificabile con gli eroi [quelli del Che non vanno più –spiega ai compagni ],  a quella prepotentemente entrata in modo grezzo e crudo, dalla quale fuoriescono  le prime avvisaglie di razzismo e di estremo campanilismo,  dietro  vessilli, slogan, bandiere e look  da naziskin .
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Ultrà sottolinea profondamente (la sottostoria) la sfida tra Principe(Claudio Amendola) e Red per una ragazza, Cinzia, un’amica che ha avuto una relazione con entrambi, ora in procinto di spostarsi con Red a Terni per cambiare vita, ma prima che Principe finisse in carcere per fatti extra calcistici sua amante ufficiale. Principe è un ragazzo duro, coerente con il proprio stile di vita, rancoroso  non solo verso gli insuccessi della propria squadra, ma anche contro il lavoro, i padroni ed  mondo intero. Questa acredine riesce a sputarla fuori solamente con la violenza. La telefonata a Goal di notte, trasmissione in diretta condotta da Michele Plastino, accende il suo animo: comincia a  criticare il presidente della Roma sull’aumento ingiustificato dei biglietti e degli abbonamenti, per finire a masticare parole di pura violenza contro una società  che l’ ha isolato fin da piccolo e messo nelle condizioni di usare solo le maniere forti per sopravvivere. Questa crudele visione della vita gli ha tolto ogni carineria e sensibilità.Gli sguardi (immortalati perfettamente da Ricky Tognazzi) evidenziano una tensione continua, una volontà di proseguire sulla strada che finora gli ha permesso di farsi rispettare e diventare leader di un gruppo emarginato dalla tifoseria ufficiale, quella del Commando Ultrà Curva Sud.
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La sua astuzia l’ha raccolta per la strada, nelle trasferte, mettendosi a confronto con persone più grandi e solitamente violente. Percepisce subito che tra Red e Cinzia c’è stata una storia mentre era in carcere e forse c’è proprio in queste ore. Difatti nel momento in cui va a trovare Cinzia non sappiamo se i due hanno fatto l’amore. Forse no, proprio per il suo orgoglio, ma si diverte a raccontare da vero capobanda ogni dettaglio della notte precedente, cercando reazioni ed ira da parte di Red. La maschera fin qui mantenuta con disagio dai due cade a terra  proprio alle prime luci dell’alba, quando Red confessa a Principe come stanno i fatti tra lui e la ragazza. Red viene schernito, provocato, spinto alla reazione e colpisce con un pugno in pieno volto il compagno,  accendendo così il motore di una prossima sfida che comincerà al termine di Roma -Juventus.
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Red vive con passione la curva, anche se non si è mai tirato indietro dalle risse contro le altre tifoserie. E’ un momento di disorientamento e di cambiamento per lui,  associato ad una crisi interiore: sta crescendo, vuole cambiare vita, prova sentimento verso Cinzia, ma trova enormi difficoltà ad abbandonare  i compagni o rimuovere esperienze. Il film evidenzia proprio quanto questo gruppo di ragazzi viva di ricordi. Durante il viaggio  è restio ad accettare i consigli del buon Smilzo, il quale cerca di fargli notare quanto la vita sia frutto proprio di cambiamenti e quanto possa sembrare più semplice, rispetto ai suoi pensieri,  la trasformazione da ultrà a uomo maturo.  Per Red tutto questo rimane difficile, poiché è un ragazzo assuefatto alle abitudini. Uscire dal guscio lo metterebbe in piena discussione, entrerebbe in un nuovo mondo senza difese immunitarie. Ciò che lo contraddistingue da Principe è il suo lato protettivo, quasi paternalistico, se ancora non completo: è lui che ha voluto portare in trasferta  Fabietto, fratello di Cinzia, un bimbo di undici anni. Lo sgrida come un fratello maggiore, attirandosi amore e repulsione dal fanciullo e nel contempo facendogli  conoscere la dura realtà del mondo Ultras.
ultrà 58ultrà 59ultrà 60ultrà 61 Fabietto osserva tutto con occhi trasognanti: il treno speciale del Commando, i tipi duri all’interno dello scompartimento, i discorsi dei grandi, il maneggiare  coltelli tra Principe e Teschio. Ora sostiene Principe, ora lo “zio” Red (così chiamato dal primo quando lo saluta e va a riposare). Il fantastico mondo di Fabietto crolla proprio mentre osserva i due litigare e quando gli scontri prima della gara si scatenano  ferocemente tra le tifoserie (Brigata Veleno e Drughi). Solo allora s’impaurisce e torna nel mondo ordinario.  Crollano certezze e miti. Proprio in questa rissa, vicino l’ingresso in curva, muore  Smilzo, accorso a proteggere Principe e accoltellato involontariamente nello stomaco da quest’ultimo.
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Smilzo è accompagnato dentro lo stadio e li cede di vivere. Red s’accorge che la sciarpetta rubata durante la rissa del ragazzo è bucata da una lama  ed allora vuole spiegazioni dal suo rivale. In quest’ultimi  minuti assistiamo ad una delle scene più drammatiche del film: alla fine di una lunga discussione violenta  Principe ammette indirettamente  di aver ucciso involontariamente il suo amico ed è proprio per questo che chiede immediata giustizia, sostenendo i compagni di vendicarlo, perché un ultrà non molla mai”. All’arrivo della polizia i ragazzi si dileguano dopo aver strappato le tubature del bagni per continuare la battaglia nella Curva Maratona e fuori lo stadio.Rimane solo Red completamente alienato e smarrito mentre stringe  a sé il corpo dell’amico di cui conosceva solo il suo soprannome .
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Ultra (1991)
Regia: Ricky Tognazzi
Aiuto regista: Fred Ozpetek
Genere: drammatico
Soggetto: Simona Izzo, Graziano Diana, Ricky Tognazzi
Sceneggiatura: Graziano Diana, Simona Izzo, Giuseppe Manfridi
Scenografia: Katia Dottori
Musiche originali: Antonello Venditti
Fonici di presa diretta: Corrado Volpicellli, Remo Ugolinelli
Montaggio: Carla Simonincelli
Con : Claudio Amendola (Principe), Ricky Memphis (Red) GianMarco Tognazzi (Ciafretta), Giuppi Izzo (Cinzia), Alessandro Tiberi (Fabietto), Fabrizio Vidale (Smilzo), Antonello Marroni (Teschio). Krum De Nicola (Morfino), Michele Camparino (Nerone), Fabio Buttinelli (Mandrake), Fabio Maraschi (Cobra), Alessandro Amen (Ketchup)
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Ultrà è vincitore di 3 David di Donatello e  dell’Orsa d’argento al Festival di Berlino
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5 Risposte to “Ultrà (1991) un film di Ricky Tognazzi”

  1. Non l’ho mai visto ma parecchie persone me ne hanno parlato bene, provvederò a cercarlo.

  2. Te lo consiglio anche io. Ricalca esattamente una generazione. Anche a me ha stupito molto !!

  3. Ho vissuto quegli anni in curva. Questo film ha creato molte poemiche qui in città. Addirittura Claudio Amendola è stato costretto a girare per mesi scortato ed anche Michele Plastino ha più volte dovuto giustificare la parte nel film.
    La brigata veleno rappresenta Opposta Fazione un gruppo che nasce negli anni dei Boys di natura ideologica lontana dal Cucs.

  4. Grande Sandrone !! bellissimo il tuo blog di cinema !! Una sola critica : dovresti scrivere di più . Anche se sei rimasto pigro !! 🙂
    Ho intravisto che hai scritto la sceneggiatura di un lungometraggio !!
    Complimenti di nuovo !
    Genere ? Scommetto una Commedia Noir..
    Stefano

  5. Grazie Stefanone !! La pigrizia è rimasta.. mi impegnerò di più !! Il lungo è un thriller: 6 mesi di lavoro. Spero non rimanga nel cassetto, ma con quest’aria.. La commedia noir rimane come sai il mio sogno. Un abbraccio !!

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