Scarface:la creazione [seconda parte]

Brian De Palma: Credo sia importante sottolineare che i ladri si godono i soldi che rubano. Insomma, se la spassano. Il mondo della cocaina è un mondo pazzo. Non è tutto cupo , non ci sono solo morti ed omicidi. E’ divertente!! I locali sono divertenti. Le ragazze sono divertenti. Tutto questo ha un prezzo, ma bisogna mostrare perchè lo fanno. Saranno anche assassini, ma sono piuttosto vivaci. Volevo che ci fosse quel suono elettronico da discoteca. Era quello che andava nei locali di allora. Era quello per cui vivevano. E’ un sound molto adatto alla cocaina. Vai in uno di quei posti, ti spari una o due strisce, alzi il volume fino a poter a malapena respirare e poi fai casino!!

Oliver Stone: Tony realizza il sogno americano, ma è vuoto, perchè a livello spirituale non accade nulla. Non sa amare. Non sa amare Michelle Pleiffer. Non sa raggiungere il suo cuore, relazionarsi con lei. Ama solamente sua sorella, il suo sangue. Ma la sua capacità di concepire una forma d’amore al di fuori di se stesso è scomparsa per via del materialismo che lo circonda. Al mi ricorda sempre Humphrey Bogard, con quel viso stretto e quei suoi occhi nervosi, e pensavo sarebbe stato un gran finale se fosse rimasto sepolto in una montagna d’oro o di cocaina. Se vi fosse sprofondato.

Brian De Palma: La cocaina che Al sniffava era vera!! No, a dire la verità non so cosa sniffasse. Ricordo che avevo provato con il latte condensato per bambini, ma niente..era fragile da sniffare, perchè gli entrava nelle narici e si soffiava il naso di continuo. Ma io non l’ho mai sniffato quindi non potrei dire cosa fosse.

Al Pacino: Non voglio svelare quel segreto, sembrerebbe meno reale. I segreti si mantengono, fa parte del nostro lavoro.

Oliver Stone : La fine di Paul Mini in Scarface è condizionata dalle norme dell’epoca, per cui il cattivo doveva pentirsi o strisciava sulle ginocchia ad implorare, essere un codardo, in modo da poter essere ucciso o punito. Credo sia stato quello ad influenzare la fine dello Scarface di Ben Hecht. Credo sia più interessante lasciare che Al Pacino, Tony Montana, si autodistruggesse, si rovinasse da solo, come succede a molti, se si studiano la storia e il profilo dei signori della droga. C’è uno schema ricorrente: il denaro, l’eccesso, la ricchezza. Il lusso è un corruttore più spietato della guerra.

Al Pacino: L’unica cosa che ricordo è di essermi calato in una sorta di trance. Ogni giorno entravo nella stanza con tutte quelle pistole e il fumo. Un vero inferno. Recitavo una sorta di Mantra e poi andavo a fare quello che dovevo. Passavo li dalle 12 alle 14 ore al giorno, tutti i giorni. Quando prendi il ritmo, se rimani rilassato mentre lo fai, puoi fare qualsiasi cosa. La prendi con filosofia. Perchè se una volta ti guardi intorno, allora diventa insopportabile.

Brian De Palma: molte volte gli spari non sono accompagnati da un flash. Quando una pistola spara è bello vedere il flash. Allora abbiamo costruito qualcosa per sincronizzare il flash con l’otturatore della cinepresa in modo da poter vedere tutti i flash.

John A. Alonzo (direttore della fotografia):Ken Pepiot e Stan hanno progettato questo sistema di sincronizzazione per le armi, in modo che l’otturatore fosse aperto per vedere la fiamma e l’arma non sparasse se l’otturatore non era aperto. Pacino era un pò infastidito, perchè premeva il grilletto e l’arma non sparava fino a quando cinepresa e flash non erano sincronizzai. Lui si irritava un po perché avrebbe voluto essere più libero. Ma ha funzionato bene. Quei due erano molto bravi.

Brian De Palma: Per due settimane non ho avuto Al sul set perchè si è bruciato una mano con quelle pistole. Ho avuto tempo per girare con i colombiani tutte queste altre scene.

John A. Alonzo:Quante cineprese c’erano per il climax? Non sono sicuro, credo ce ne fosse una su una gru, due giù di sotto e poi un’altra. Saranno state almeno quattro. Ce ne era una che andava al rallentatore per riprendere lo stuntman che aveva colpito Pacino quando inizia a sanguinare.In quella sequenza ci saranno state cinque cineprese.

Steven (Spielberg n.d.) è un mio amico, venne sul set, lo trovò bello e disse: “Ho un’idea. Metti una cinepresa lì” Dissi: “ Fantastico!!”. Così ci mettemmo una cinepresa di lato. Credo fosse per l’inquadratura dal basso. La usammo per quando i colombiani entrano in casa per la prima volta. Probabilmente ci volle più di mezza giornata per disporre le cineprese nei punti giusti. E ci vollero due giorni per riprendere l’uomo che cadeva. Dico che ce ne vollero due perché all’inizio non funzionava.

Brian De Palma:Pensai fosse importante dedicare il film ad Howard Hawks e Ben Hecht, perchè furono loro ad ispirarlo.

Giorgio Moroder (compositore): La musica che accompagnava Tony doveva riflettere la personalità di Al Pacino, e, ovviamente quella del personaggio del film. Doveva trasmettere suspense, ma essere anche profonda. Credo rifletta piuttosto bene l’atmosfera in mente a quell’epoca, con tutto quel crimine e cose simili.

Brian De Palma:Moroder aveva realizzato una grande colonna sonora per Paul Schrader nel film American Gigolò. Mi piaceva. E poi avevo in testa questi locali dove la gente trascorreva il tempo  e si matteva la disco un pò sballata. Era perfetta per la colonna sonora.

Giorgio Moroder: Il tema musicale delle due ragazze è stato un pò complicato, poichè volevo la stessa sensazione per entrambe. Tony ama sua sorella ed Elvira, quindi i due temi sono simili. Le melodie sono leggermente diverse, ma è stato fatto apposta per creare una vena di ambiguità e mostrare alla gente che Tony le ama entrambe.

Martin Bregman: Il signore che a quel tempo era a capo della Mpaa, aveva delle forti riserve su questo film, per via della violenza e del linguaggio usato. Il linguaggio era un gran problema per lui e minacciò, anzi lo fece proprio, di dare una X,cioè vietarlo ai minori. Brian De Palma:Parlammo di tutto quello che li turbava e apportai le modifiche necessarie, poi glielo rimandai. Ci diedero un’altra X. Lo montai per la terza volta, ma erano ossessionati dal numero delle volte che il clown veniva colpito. Non ci guardavamo il clown ma il numero dei colpi sparati al clown li preoccupava. Così lo rimandai ed alla terza volta ci diedero un’altra X. Allo studio mi dissero: “Risolvi la questione, non possiamo distribuire un film con la X.” Ma non intendevo tagliarlo ancora. Sarei andato contro il contenuto stesso e non lo ritenevo troppo violento. Si limitava a mostrare il mondo di questa gente. Tagliarlo ulteriormente avrebbe significato intaccare la drammaticità del film. Allora mi misi  a fare telefonate. Chiamai alcuni amici giornalisti che nessuno conosceva e dissi: “E’ uno scandalo.” Ci furono una valanga di articoli e finimmo davanti a un giudice.

Martin Bregman: Mi preparai letteralmente, come se fossimo in un tribunale. Convocai tre psichiatri, tre esperti del campo. Ed anche la rivista Time. Chiamai un agente di polizia capo dell’ufficio organizzativo del crimine a Miami. Volevo dimostrare come non avrebbe influenzato i bambini e fosse soprattutto un film contro la droga, importante da realizzarlo.Ci comportammo come in un processo. Vincemmo su tutta la linea.

Brian De Palma: Qualcuno disse:Il mondo deve saper cosa sta succedendo.Al Pacino: La prima volta che ho visto il film ho pensato che Brian avesse raggiunto uno stile operistico. Immaginavo avesse fatto discutere, ci sarebbe stata comunque una reazione ed influenzato la gente. ma era il film che Bregman aveva voluto realizzare sin dall’inizio e ci è riuscito. Ero soddisfatto.

Steven Bauer “Manny”: Alla prima proiezione seduto davanti a me c’era Martin Scorsese. Eravamo a New York. Ero nervosissimo. Scorsese si voltò nel bel mezzo del film e mi disse: ” Odieranno questo film ma lo ameranno anche. Siete bravissimi!!”.

Martin Bregman:Quando Scarface uscì nelle sale fu un successo per il pubblico ma un fiasco per la critica. Non ci fu un solo critico importante, escluso Vincent Camby del New York Times, che non considerasse il film spazzatura. Ora quegli stessi critici indicano Scarface come il film gangster per antonomasia. Il punto di partenza per il genere. Tony Montana era figlio dei suoi tempi, con dei precedenti penali criminali. Non sapeva dove fuggire. Così, come molti altri, finì in un gruppo criminale. Era una figura eroica, un uomo dotato di integrità. Fece strada rapidamente grazie all’intelligenza e alla durezza. Poco tempo e divenne il re dell’industria: ma questa industria si chiamava cocaina, ed era illegale. Tony era  un personaggio dinamico, entusiasmante, romantico. Aveva tutte le caratteristiche di un vero gangster.


Intervista tratta dal dvd omonimo

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