Archivio per gennaio, 2010

Il deserto Rosso (1964) un film di Michelangelo Antonioni

Posted in celluloide, cinema, cinema italiano with tags , , , , , , on gennaio 27, 2010 by alessandro dionisi

Ci sono luoghi che rappresentano un deserto senza sorta di fine, dove delle piccole formiche si agitano continuamente, lavorano, portano provviste, si incuneano, si scontrano e ostinate proseguono senza chiedersi il perchè. Piccole formiche che non comunicano, hanno paura, si costruiscono un personaggio, ti sfuggono, al limite ti rincorrono sempre. Il presente è terra bruciata, semplicemente perchè lontani da un gesto spontaneo si cerca la strada più semplice: la fuga giustificata.   Un bambino chiede alla mamma: ” Perchè quel fumo è giallo??”. ” Perchè è veleno” risponde la donna. “Allora se passa un uccellino li in mezzo muore!!”, prosegue curiosito il bambino. ” Si, ma gli uccellini ora lo sanno e non ci passano più..”, conclude la mamma..

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Il volto e l'”oltre” in Bergman narratore moderno

Posted in testimonianze with tags , , , , , , , on gennaio 18, 2010 by alessandro dionisi

Articolo di Cinema Nuovo, maggio-giugno 1990

di Guido Aristarco

Se la faccia è la parte più espressiva dell’uomo, se non delle figurazioni che assume è la più vistosa denuncia della persona, della presenza inesorabile del “di là da noi stessi”, per darci tipi di nevrosi- familiare, di destino, attuali e di scacco, individuali, collettive e miste-il grande regista svedese si immerge in un singolare cinema antropomorfico dove l’elemento orientatore principe sono il primo piano e il primissimo piano, la microfisionomia che sposa l’arte alla scienza, e le tonalità della luce.

“Il cinema non ha nulla a che vedere con la letteratura: i caratteri e l’essenza di queste  forme d’arte sono solitamente in conflitto”. ” E’ soprattutto  a causa di tali differenze […]che dovremmo fare film tratti dai libri”. ” Personalmente non ho mai avuto l’ambizione di essere uno scrittore. Non desidero scrivere romanzi, racconti, saggi, e nemmeno levori teatrali […]Io sono un cineasta, non sono uno scrittore”. Così parla Ingmar Bergman.

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Eleanor Coppola: Appunti dietro la cinepresa di Apocalypse Now

Posted in apocalypse now with tags , , , on gennaio 16, 2010 by alessandro dionisi

Manila, 20 maggio

La tempesta è diventata più preoccupante: l’acqua è cominciata a entrare nelle stanze al pianterreno. In certe zone sembra quasi che il tappeto galleggi, perché c’è sotto una pellicola d’acqua. I bambini l’anno preso come una specie di letto d’acqua e continuano a saltarci intorno e sopra. Ben presto l’acqua è salita a 15 cm e ha cominciato ad uscire dalla delle camere da letto, per invadere anche le altre stanze. Parecchia gente s’è rifugiata da noi dall’ufficio,  perchè le strade erano talmente allagate che non potevano tornare a casa loro. Ci avevano impiegato due ore solo per arrivare quì dall’ufficio. Ce ne stavamo tutti in cucina a berci una bottiglia dietro l’altra di vino italiano, quando a qualcuno è venuto in mente che gli scatoloni di pasta  erano giù in mezzo all’acqua.

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Cronenberg è la condizione umana

Posted in testimonianze with tags , , , , on gennaio 7, 2010 by alessandro dionisi

CINEMA / HAIKU

CRONENBERG E’ LA CONDIZIONE UMANA

Di Mario Sesti, Story Departmen

– In “Dead Ringers” (“Inseparabili”) lei fa dire ad uno dei personaggi che se si potesse vedere il corpo umano dall’interno, esso avrebbe una bellezza – di colori, forme e strutture – forse ancor più interessante di quella a cui siamo abituati. È un po’ come dire che la nostra concezione della bellezza è stata dominata dall’arte classica, da Fidia e dalla grande arte antica, per intenderci, ma che ce ne potrebbe anche essere una completamente diversa che riguarda il corpo e che è a noi completamente sconosciuta

David Cronenberg: ” Uno dei gemelli, Elliot, nel film, afferma: ‘Perché non ci sono concorsi di bellezza per l’interno del corpo umano ma solo per il suo esterno?’. Ciò significa che non abbiamo ancora affrontato la totalità di ciò che siamo. Secondo me, il corpo umano è il fattore primario dell’esistenza umana. Ed è facile perdere di vista questo fatto perché, ad un certo punto, vi sono numerose forze nella cultura e nella società umana che tentano di sviare l’attenzione da questa realtà, e ovviamente intendo la religione, molta arte, il lavoro e le interazioni sociali. Molte sono le cose che ci aiutano ad evadere dalla realtà del corpo umano che per me, ateo che non crede ad una vita ultraterrena ed allo spirito che vive separatamente dal corpo, è un’evasione dalla realtà della condizione umana. Continua a leggere