La Camera Verde (1978) un film di F. Truffaut

Francia anni’20. Un periodo storico molto difficile per il mondo intero e soprattutto per la Francia atta a ricostruirsi interiormente dopo l’esperienza della Grande Guerra.

Julien Davenne. scrive per Le Globe, un vecchio giornale i cui anziani abbonati stanno scomparendo e molti altri di sono disaffezionati. Julien vive con la governante Madame Rambaud e  il piccolo sordomuto George. L’uomo ha combattuto durante la prima guerra mondiale e dietro sè porta i traumi di quegli anni. Brama sofferenza forte per la morte della moglie, un evento che probabilmente gli ha cambiato molto gli orizzonti, le prospettive e la fiducia. Traumi che hanno scavato nel suo carattere, rendendolo introverso, cupo, impalpabile. Egli ha un solo scopo nella vita: tributare un culto costante e assoluto ai morti che nella vita gli sono stati cari. Il personaggio rappresentato da Truffaut  non è uno psicopatico, non è un malato ossessionato dall’idea della morte, non è un necrofilo. Anche se può sembrare tutto questo è parchè ha dei comportamenti di una persona ossessionata dalla morte. Egli è convinto che i morti ci appartengano se non scegliamo di appartenere a loro. E in questa occasione coivolge una donna. Cécilia, il cui destino è legato al suo, per aver frequentato l ‘uomo che egli ha più detestato. Di fronte abbiamo così una persona di pochissime parole, con un mondo interiore probabilmente sempre in movimento; l’uomo incapace di placare il dolore.

Nessun oggetto, nessuna fotografia, nessun ricordo gli può bastare per accettare la provvisorietà della vita e la separazione della morte. Vive in ambienti tetri che lo giustificano di fronte al suo umore ed anche il distacco con il piccolo George è frutto di severità e inafferrabilità (sembra elevarsi sullo schermo un piccolo lato autobiografico dell’autore, ovvero,  il rapporto alquanto severo che ha ricevuto durante la sua infanzia). Nessun input esterno sembra rassicuralo neppure quando gli viene offerta la possibilità di lavorare presso una rivista ben più nota ed importante francese. La cieca visione di Julien, la disciplina interiore si mostra durante l’incontro con Cécilie, una donna limpidamente interessata all’uomo misterioso. Un altro mondo, dopo la morte di Julie, percorre la quotidianità di Julien, lo taglia in due e lo condiziona per il resto delle sue attività . Proprio quando i beni della famiglia di Julie stanno per essere messi all’asta, Julien prega la giovane Cécilia di avvertirlo nel caso in cui ritrovi un particolare anello della scomparsa moglie. Ritrovato e riottenuto l’anello i due si parlano di più e si viene a sapere che si sono frequentati negli anni precedenti quando entrambi erano sposati.

Ne La camera Verde

si relazionano un mondo di personaggi secondari, uomini ed oggetti di contorno. Il dialogo che si intensifica tra Julien e Cècilia fa addirittura da sfondo, da sottostoria soprattutto nel personale giudizio che hanno con i defunti: Julien rifiuta l’idea che la morte renda tutti uguali, mantiene il suo amore, come il suo odio, verso essi come nella loro vita. Arriverà al punto di farsi costruire la figura da un artigiano per poi rifiutarla perché poco somigliante alla sua ex-moglie.E poi ha un incessante bisogno di fondere materialmente tutto ciò appartenuto a lei, unica persona ad averlo salvato da una catastrofe morale in seguito alla Grande Guerra. Julie è continuamente adulata: a lei sono raccolti i pensieri e dedicati come se fosse ancora sulla terra. Vive nella sua camera verde come se nulla fosse accaduto con i suoi feticci. Le uniche pause che Julien si prende dalla moglie sono quelle lavorative durante quei brevi momenti rimasto in compagnia del piccolo George.

Il comportamento con Cécilia, unica persona che frequenta, al contrario, mostra lati di egocentrismo da parte dell’uomo. I due vivono il regno dei defunti con un approccio diverso, legati dalla scomparsa di una persona forte nella loro formazione: Julien non può fare a meno di ricordare, mentre Cécilia sostiene che bisogna dimenticare. L’oblio progressivo è un passaggio inequivocabile che corrisponde alla legge della vita. Non si possono provare più a distanza di tempo sentimenti forti o meno verso la persona allontanatasi. Gli amici, per Cécilia, vanno aggiunti e sostituiti a distanza di tempo. E’ la legge della natura, della vita biologica. Anche Cécilia è un personaggio solitario ed ha incontrato nel suo percorso un  uomo verso cui Julien desta rancore: Paul Massigny, un personaggio importante nel mondo della politica che in passato ha tradito la sua forte amicizia. Massigny rappresenta tutto ciò che gli impedisce di dormire e su cui si concentra la sua aggressività, anche se una persona invisibile, viva nella sua mente fotografica.

Appena saputo del suo improvviso decesso scatena la sua netta frustrazione e il tormento scrivendo un necrologico pieno di insulti, dettagli crudi, sul ruolo del politico e dell’uomo al punto di richiamare l’attenzione di una redazione oramai priva di interessi verso il giornale. Julien è un uomo che cerca sempre più di staccarsi dalle persone che gli sono affianco e non cela di comunicarglielo. La sua diffidenza, frutto della paura  del dolore e dell’esclusione, non riesce ad avere un’evoluzione. Interrompe il dialogo anche  con Cécilia , verso l’unica donna che ha cercato di entrare nella sua follia.

L’improvviso incendio della camera verde porta Julien ad amplificare l’ossessione in modo spettacolare. Ottiene una cappella sconsacrata dove fa risiedere i suoi cari. Il fuoco è trasfigurato in una moltitudine di candele, come il verde in un gioco di colori degno delle migliori fotografie nella filmografia completa dell’autore. Un insieme di foto riempiono lo spazio ma rendono sempre più granitico il tempo(evidenziato con rarissimi movimenti di macchina su Julien). Nel luogo di culto sono riconoscibili Marcel Proust, Jeau Cocteau e Oscar Wernier un soldato tedesco (la foto è di Fahrenheit 451). L’apparente semplicità con cui vive questi passaggi importanti nel suo mondo egocentrico lo trascina ad un crollo psico fisico, dettato da passioni inconsce, tra cui quella d’aver scoperto la relazione passata tra Cécilia  e Massigny. La passione da Julien fa i conti con il presente e non regge . S’abbandona a se stesso. Anche Cécilia ne soffre ma non ha coraggio di comunicarglielo, poiché ha di  fronte una persona vinta, l’eroe perduto che rimembra i suoi ricordi. Prende il coraggio di scrivergli una lettera d’amore impossibilitato anche di fronte alla più trasparente immaginazione.

Julien, debole e perso, una volta ricevuta la lettera si incontra nella cappella e li trova la giovane donna. I due provano un’emozione repressa, vinta negli anni. La richiesta di Julien è quella di accendere l’ultimo cero che manca per rappresentare del tutto la figurazione. La debolezza coltivata ora dopo ora volutamente lo porta ad oltrepassare la soglia del presente e cedere definitamente nel suo mondo, quello dei morti volutamente creato da lui. Il suo spazio.

LA CAMERA VERDE (1978)

Sceneggiatura, dialoghi: F. Truffaut, Suzanne Schiffman

Musica: Maurice Jaubert

Diretto da: F. Truffaut

Direttore della fotografia:Nestor Almendros

Scenografia: Jean-Pierre Kohut- Svelko

Montaggio: Martine Barraquè

Prima proiezione in pubblico: 5 aprile 1978

Con: F. Truffaut, Nathalie Baye, Jean Dasté, Jean-Pierre Moulin, Antoine Vitez


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