Archivio per ingmar bergman

Il volto e l'”oltre” in Bergman narratore moderno

Posted in testimonianze with tags , , , , , , , on gennaio 18, 2010 by alessandro dionisi

Articolo di Cinema Nuovo, maggio-giugno 1990

di Guido Aristarco

Se la faccia è la parte più espressiva dell’uomo, se non delle figurazioni che assume è la più vistosa denuncia della persona, della presenza inesorabile del “di là da noi stessi”, per darci tipi di nevrosi- familiare, di destino, attuali e di scacco, individuali, collettive e miste-il grande regista svedese si immerge in un singolare cinema antropomorfico dove l’elemento orientatore principe sono il primo piano e il primissimo piano, la microfisionomia che sposa l’arte alla scienza, e le tonalità della luce.

“Il cinema non ha nulla a che vedere con la letteratura: i caratteri e l’essenza di queste  forme d’arte sono solitamente in conflitto”. ” E’ soprattutto  a causa di tali differenze […]che dovremmo fare film tratti dai libri”. ” Personalmente non ho mai avuto l’ambizione di essere uno scrittore. Non desidero scrivere romanzi, racconti, saggi, e nemmeno levori teatrali […]Io sono un cineasta, non sono uno scrittore”. Così parla Ingmar Bergman.

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Il regista e il processo psicoanalitico (leggendo la rivista Cinema nuovo)

Posted in testimonianze with tags , , , , , , , on dicembre 17, 2009 by alessandro dionisi

Saggio tratto da Cinema Nuovo, maggio-giugno 1990

di Nicola Peluffo

In un’intervista pubblicata su Cinema Nuovo (giugno 1982)Franca Durazzo mi rivolse una domanda circa quello che il regista di un’opera filmica può richiedere ad uno psicologo. Nella risposta avanzavo l’ipotesi che la consulenza dello psicologo per il regista fosse poco importante. e che l’ideale sarebbe stato che uno psicologo o uno psicoanalista facessero direttamente un film. Partivo dal punto da un punto di vista che uno specialista della materia fosse la persona più adatta per descrivere attraverso l’utilizzazione dei personaggi dell’agire dell’immagine filontogenica sia nella situazione di relazione della vita di veglia che di quella onirica. Un soggetto affascinante sarebbe stato la descrizione delle serie oniriche degli appartamenti ad uno stesso gruppo familiare (parenti e affini)e, come ho detto prima, il loro impasto, in quanto induttori di situazioni di vita sociale, con gli elementi della vita diurna. Per qualche ragione non ricordavo che tale esperienza, anche se non direttamente da uno specialista della materia, era già stata messa in atto da uno dei più grandi conoscitori “naturali” della psiche umana: Ingmar Bergman.

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Ingmar Bergman (cinema nuovo)

Posted in testimonianze with tags , , , , , on agosto 8, 2009 by alessandro dionisi

fuori3Quando cammino da solo nella mia isola deserta, se sento un rumore alle spalle mi metto a correre come se qualche minaccia mi inseguisse. So che è ridicolo, è irrazionale, ma è più forte di me. Però io sono anche uno che ama la vita, le donne, il vino, il buon cibo, e così la felicità si intreccia all’angoscia. Da giovani si provano molte emozioni, grandi sentimenti, e si è molto intolleranti. Io sono stato un ragazzo sempre arrabbiato, fazioso, aggressivo. Adesso, da anziano, divento più indulgente, meno partigiano e meno rigoroso, più generoso. Capisco meglio Stravinskij che una volta mi disse: “Sono contento di essere vecchio: ora posso amare Brahms, persino i valzer di Brahms”. Non sono un intellettuale , sono molto irrazionale: e quasi tutti, nel profondo, restiamo bambini, affascinati dal mistero, dalla magia, dal sogno. Continua a leggere

La magia misteriosa della lanterna bergmaniana (seconda parte)

Posted in testimonianze with tags , , , on gennaio 24, 2009 by alessandro dionisi

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Nel sogno di regia, dunque, il linguaggio è pre-verbale, le battute sono incomprensibili. La macchina da presa confronta l’operatore con se stesso nei panni dell’attore. Ma questi ha introiettato la macchina da presa nel suo occhio mentre metà volto resta fuori campo. La situazione è interconnessa e sfuma nella regia che si trova così immersa in un clima ciclopico, monoculare, privo di profondità dove il terzo è escluso. L’onnipotenza del desiderio appiattisce gli attori contro la parete. L’unica via di uscita per una buona luminosità è quella di rinnovare la parete collegando l’esterno con l’interno (l’io e l’altro, il senso ed il significato, ecc..) ma questo potrebbe portare al collasso l’intera struttura. Questo rischio, presente nel sogno in modo esplicito, mi ha fatto pensare ai rischi insiti nella creatività che presuppone continuamente la capacità di accettare le valenze depressive della perdita e del limite che fanno intravedere il limite del limite che è la morte. Continua a leggere

Testimonianze: La magia misteriosa della lanterna bergmaniana (prima parte)

Posted in testimonianze with tags , , , on gennaio 23, 2009 by alessandro dionisi

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ARTICOLO TRATTO DA CINEMA NUOVO ANNO 37  – maggio-giugno 1988

Il fascino dell’autobiografia del grande regista svedese si dipana in una grande dimensione temporale che gradualmente vede trasformarsi il “tempo intenzionale”, continuamente in bilico tra l’onnipotenza della reversibilità e la commovente esperienza del “tempo vissuto”che si confronta con la creatività legata all’angoscia del limite, all’esperienza di perdita, alla pesantezza del corpo

                                                                                                                                                  di Sergio Fava

Qualche volta la lettura di una  autobiografia fornisce informazioni sull’autore ma non dà altrettanto dal punto di vista della risonanza e della comunicazione emotiva. Spesso la produzione artistica su temi formalmente distanti o marginali permette una più profonda comprensione dell’autore e di ciò che rappresenta in noi. Sembrerebbe cioè che un minimo di distanza sia utile per creare uno spazio dove l’artista e il suo fruitore possano elaborare quella serie di rimandi che rende possibile la fluttuazione tra senso e significato.

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La mia tradizione natalizia: Fanny & Alexander

Posted in cinema with tags , , , on dicembre 31, 2008 by alessandro dionisi

Come in uno specchio (1961)- un film di Ingmar Bergman

Posted in celluloide, cinema with tags , , , , , on ottobre 18, 2008 by alessandro dionisi

COME IN UNO SPECCHIO (1961)

A cura di Alessandro Dionisi

L’isola di Farö è nuovamente il paradigma del regista Ingmar Bergman per questa sua opera. Farö è Il luogo della fuga, delle velleità artistiche, della morte e dell’amore; l’isola degli equivoci sentimentali e trascendentali.

Davide è uno scrittore di romanzi che si è affermato negli anni. Nella sua vecchia e maestosa casa, tra le rocce e le onde del mare, ospita per alcuni giorni insieme all’adolescente Minus la figlia maggiore Karin e il genero Martin di professione medico. Fin dalle prime sequenze si nota una tensione inconscia, un’intenzione plastificata di riconciliazione familiare. Siamo di fronte a personaggi che vivono la vita interiormente nascondendo qualcosa, personaggi che ingoiano malesseri incapaci di esternare i sentimenti.

Ognuno insomma lascia liberi i propri pensieri in un abissale deserto arido. Di fronte abbiamo due stereotipi di persone: Davide e Martin indaffarati per affermarsi socialmente, Karin e Minus invece con chiare difficoltà di inserimento, misteriosamente regressi dai primi due in atteggiamenti infantili ed ora, per circostanze diverse, costretti a vivere le propria esistenza in un’ampolla di vetro. Continua a leggere