Archivio per nouvelle vague

Tutte le interviste di Truffaut [La chambre verte]

Posted in cinema francese; nouvelle vague, testimonianze, Uncategorized with tags , , , , , , on giugno 11, 2010 by alessandro dionisi

Perchè passare dal XIX al XX secolo adattando per lo schermo il racconto di Henry James , The Autel of the Dead

Ho scelto di trasporre nel 1928 i temi di Henry James perché li volevo direttamente in relazione con il ricordo della prima guerra mondiale. L’idea del massacro, di milioni morti non è evocata con la stessa forza dell’ultima guerra. D’altra parte non era il caso di conservare l’atmosfera del XIX secolo, perchè non volevo ritrovare la scenografia romantica di Adele H, e poi bisognava stabilire un vivido contrasto tra le scene di vita quotidiana e quella della cappella. Pensavo al lavoro di Almendros, il mio direttore della fotografia: bisognava che il contrasto dei suoi colori giocasse partendo dall’illuminazione elettrica per la vita domestica e della luce dei ceri della chiesa, che è una luce da favola, quasi irreale. Infatti nell’elaborazione della Chambre Verte ci sono più riferimenti cinematografici che letterari. Ho pensato a molti film americani degli inizi del sonoro, in particolare film dell’Universal . Non mi immaginavo neppure di utilizzare un attore tipo Bela Lugosi, ma prima di cominciare a lavorare con Jean Gruault mi sono raccontato due sceneggiature che avrebbero potuto essere lo sviluppo dei temi di James nella maniera della Universal. Nella prima c’era un uomo che ama solo i morti e uccide lentamente la donna che gli piace per poterla poi amare. Nell’altra, viceversa, una donna incontra un uomo che ama solo i morti e si lascia morire per piacergli. Continua a leggere

La Politique des Auteurs (2 parte)

Posted in cinema francese; nouvelle vague, corsivi sul cinema, Uncategorized with tags , , , on novembre 23, 2008 by alessandro dionisi

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Intervista rilasciata a R.M. Fraschi e Lewis Marshall, “New York Film Bulletin 3”, n.3, estate 1

Lei ha menzionato Tati, Bresson, Max Ophüls, Becker e Renoir..

Vorrei aggiungere Cocteau. Vede, oggi non voglio rinnegare la Politique des Auteurs, tuttavia malgrado tutto bisogna dire che è stata dettata da un’epoca. È intervenuta in un momento in cui era necessaria per la situazione esistente in Francia. Io l’ho praticata e ci credo ancora oggi, ma per un numero molto più limitato di registi. L’assenza di grandi “autori” ci ha portato dieci anni fa anche a inventarne qualcuno: e devo ammettere che forse sono stati parecchi. Adesso ci sono, diciamo, una dozzina di registi dei quali vado sempre a vedere i lavori, di cui seguo sistematicamente i film e che considero favolosi. Ma per gli altri, a differenza del «Figaro» o del «New York Times», penso che ci siano bei Bergman, un Aldrich bello e uno brutto, e che alla fine ci siano poche persone che dominano la situazione.

Lei pensa che la Politique des auteurs sia un mezzo valido per quelli che lavorano..

Per i critici? Certo. Perché si tratta di buoni cineasti con un certo potenziale, e capaci di progredire, quando li si ama, come si amava ai «Cahiers» e si vanno a rivedere i loro film e li si esamina parecchie volte di seguito, allora si può capire in modo più preciso perché hanno fatto questo o quel film e perché quel tale film segna una tappa nell’evoluzione di quest’uomo. Continua a leggere

La Politique des Auteurs (prima parte)

Posted in cinema francese; nouvelle vague, corsivi sul cinema with tags , , , on novembre 15, 2008 by alessandro dionisi

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LA POLITIQUE DES AUTEURS

Tratto da “Tutte le interviste di François Truffaut sul cinema”

Intervista rilasciata a R.M. Franchi e Lewis Marshall,

«New York Film Bulletin 3», n.3, estate 1962.

Parliamo della famosa Politique des auteurs. È lei che negli anni Cinquanta ha lanciato questa formula che ha avuto un grandissimo eco.

Oggi tendo piuttosto a rinnegare questa idea di “autore completo” che ho contribuito a far nascere come critico. In ogni modo, anche se non scrive una riga di sceneggiatura, è il regista che conta, ed è a lui che il film somiglia come una goccia d’acqua: il suo film può somigliargli “in meglio” o in “peggio”, ma non somiglia che a lui. Da qualche anno, purtroppo, l’idea di autore ha fatto molti danni e molta gente, per orgoglio o vanità, ha voluto lavorare da sola, sebbene avesse bisogno di aiuto. D’altronde ognuno ha bisogno d’aiuto, altrimenti la sua carriera fa la fine di Lisbona: «Prodotto, scritto, ideato e realizzato da Joseph Lisbona». Avrebbe potuto aggiungerci: «E visto da Joseph Lisbona», perché credo sia stato l’unico a vedere Le panier de crabes.

Tutto è cominciato con un suo articolo del 1954 sui «Cahiers du cinéma»: “Una certa tendenza del cinema francese”.

Non era tanto sulla Politique des auteurs quanto, piuttosto, un articolo distruttivo contro il cinema francese di quei tempi, e poiché era alquanto violento, ne è stata pubblicata solo la prima parte. Sono stati eliminati certi insulti contro Renè Clair, Clément, Delannoy.. In quegli anni ero molto collerico, mi riusciva difficile controllarmi, ero eccessivo. Comunque sia, quell’articolo mi ha aperto le porte di altri giornali, come «Arts», dove ho lavorato per tre anni. Continua a leggere

Corsivi sul cinema: la Nouvelle Vague (sec.parte)

Posted in cinema francese; nouvelle vague, corsivi sul cinema, Uncategorized with tags , , , , , , on agosto 7, 2008 by alessandro dionisi

Intervista a Francoise Truffaut, a cura di Anne Gillain (Tutte le interviste a F.Truffaut, sul cinema, Gremese editore)

Come si può collocare il movimento dei cineasti nella storia del cinema?

Si può dire che il cinema ha conosciuto tre stadi. Prima c’è stato il muto, in cui il cinema era una performance fisica, L’epoca di Griffith e John Ford. Fare un film allora era come combattere un incontro di cach: il regista doveva avere sulle spalle il peso di un film e di un materiale considerevole. Per esempio, doveva far muovere un migliaio di persone . Il Deglane dell’epoca , cioè il lottatore puro , era Griffith, il boia, il Bèthum era Cecil B. De Mille. Con il sonoro il cinema si è intellettualizzato, è diventato un sottoprodotto del romanzo e sopratutto del teatro, e si è affidato ai semintellettuali. Quest’epoca è stata illustrata nel peggiore dei modi dal duo Feyder-Spaak e nel migliore dei modi da Prèvert e Carnè.

Si arriva così al terzo stadio, quello degli intellettuali: un periodo in cui non entra più in gioco la performance fisica, dove tutti i problemi sono presi in mano da un’équipe numerosa e ben rodata. Oggi il cinema è nelle mani degli intellettuali , cioè di persone che in altre circostanze avrebbero potuto scrivere un romanzo o una commedia e una dozzina di anni fa avrebbero preferito, per paura della tecnica , scrivere un romanzo o una commedia. Siamo nell’era del cinema d’autore. Certo un cinema intellettuale corre il rischio di diventare freddo e astratto, ma c’è anche la possibilità che divenga più intelligente, forte e sincero di quello dei periodi precedenti. Continua a leggere

Corsivi sul cinema : la Nouvelle Vague. Intervista a F. Truffaut (prima parte)

Posted in corsivi sul cinema with tags , , , , , , on luglio 30, 2008 by alessandro dionisi

1960 La NOUVELLE VAGUE Françoise Truffaut

A cura di Anne Gillain, Tutte Le Interviste di Françoise Truffaut, Gremese, 1988.

Credo che la Nouvelle Vague sia stata una realtà anticipata. Si è trattato di un’invenzione dei giornalisti poi una cosa effettiva. Comunque, se questo slogan giornalistico non fosse stato inventato in occasione del Festival di Cannes, questo appellativo, o un altro, sarebbe stato creato per forza di cose non appena ci fosse resi conto della grande quantità di opere prime.

Inizialmente la Nouvelle Vague designava un’inchiesta, si guadagnò una vasta pubblicità e qualche settimana dopo uscì con un titolo in prima pagina: «L’Express», che aveva pubblicato i risultati dell’inchiesta, si guadagnò una valida pubblicità e qualche settimana dopo uscì con un titolo in prima pagina «L’Express, il giornale della Nouvelle Vague». Poi, sull’onda degli avvenimenti che hanno fatto del Festival di Cannes una rassegna di film “giovani”- non solo francesi ma anche stranieri- i giornalisti cinematografici si sono serviti di questa espressione per indicare un gruppo di giovani cineasti che non venivano necessariamente dalla critica, perché vi erano inclusi anche Alains Resnais e Marcel Camus. È così che è stato coniato questo termine che, a mio avviso, non corrispondeva alla realtà, tanto è vero che all’estero si credeva ci fosse un’associazione di giovani cineasti francesi che si riunivano a date stabilite e avevano un programma e un’estetica comuni. Ma non era vero un niente. Si trattava solo di una somiglianza puramente esteriore. Continua a leggere

Il raggio verde (1986) di Eric Rohmer

Posted in celluloide, cinema francese, cinema francese; nouvelle vague with tags , , , , , , , on giugno 8, 2008 by alessandro dionisi

A cura di Alessandro Dionisi

Il Raggio Verde presenta tre momenti di solitudine in mezzo alla natura che in questo modo scandiscono il film.

Il Raggio Verde di Eric Rohmer è costruito, in pieno stile al regista ed alla Nouvelle Vague, durante le riprese. Le parole definitive sono state trovate nei luoghi dove lui stesso andava a girare.

La protagonista è una ragazza atipica, Delphine, una segretaria che si vede lasciare pochi giorni prima di cominciare le vacanze dal proprio ragazzo Jean- Pierre che mai incontreremo durante il film. La ragazza ha un periodo di ferie da gestire. Delphine cerca un posto per sé, poiché il piccolo/grande dramma del film è il suo rivendicare un’impossibile diversità, l’inadeguatezza a riuscire a star bene, serena, nelle ferie divenute di massa e d’obbligo sociale. Difatti sia dalla sorella che dalle varie amiche che andrà a trovare verrà rimproverata puntualmente per essere non proprio intraprendente, poco socievole, incapace di esprimersi con la gente e di voler marcare in assoluto la timidezza. Delphine in parte lo è, ma è anche una ragazza che vede cambiare il sapore naturale delle stagioni, riempite dai chiassosi rumori e dai corpi nei luoghi. È una ragazza romantica che non riesce ad esprimerlo di fronte alle persone che si trova di volta in volta avanti. Sa che mal la comprenderebbero, visto che il primo gesto che compie a contatto con la gente è l’osservare. Continua a leggere

Le due inglesi (1971)

Posted in cinema francese, cinema francese; nouvelle vague with tags , , , , , , , , , on giugno 3, 2008 by alessandro dionisi

Questa notte ho rivissuto la nostra storia. Un giorno ne farò un libro. Muriel pensava che il racconto delle nostre traversie avrebbe potuto servire a qualcuno.

Il film, tratto dal romanzo “Le due inglesi e il continente” di Henri Rochè, è un diario vero e proprio di ricordi cosi forti, reali e non simbolici nel quale Truffaut volle recitare la voce off, ripetendo l’esperienza del dottor Itard ne “Il ragazzo selvaggio”. I personaggi parlano la lingua di Rochè, fatta di frasi corte, essenziali, pronte a fornire informazioni immediate e senza ricorrere a simboli, figure complicate e metafore. L’ambiente iniziale è quello parigino dove Claude (Jean-Pierre Lèaud)fa conoscenza di Anne Brown, una giovane gallese figlia di un’amica della madre. L’amicizia è immediata, colorata da rumore interiore che mostra subito la differenza di due classi borghesi, inglese e francese, difese ambedue. Difatti Anne parla degli inglesi come “persone meno vive ma più logiche ed estrose allo stesso tempo e di come i francesi siano maggiormente bugiardi, ma basta prevenirli per mantenere le cose a posto”. Continua a leggere