Archivio per strade perdute

Il deserto Rosso (1964) un film di Michelangelo Antonioni

Posted in celluloide, cinema, cinema italiano with tags , , , , , , on gennaio 27, 2010 by alessandro dionisi

Ci sono luoghi che rappresentano un deserto senza sorta di fine, dove delle piccole formiche si agitano continuamente, lavorano, portano provviste, si incuneano, si scontrano e ostinate proseguono senza chiedersi il perchè. Piccole formiche che non comunicano, hanno paura, si costruiscono un personaggio, ti sfuggono, al limite ti rincorrono sempre. Il presente è terra bruciata, semplicemente perchè lontani da un gesto spontaneo si cerca la strada più semplice: la fuga giustificata.   Un bambino chiede alla mamma: ” Perchè quel fumo è giallo??”. ” Perchè è veleno” risponde la donna. “Allora se passa un uccellino li in mezzo muore!!”, prosegue curiosito il bambino. ” Si, ma gli uccellini ora lo sanno e non ci passano più..”, conclude la mamma..

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Testimonianze: Blade Runner (1982)

Posted in testimonianze with tags , , , , , , , on giugno 22, 2008 by alessandro dionisi

Anno 2019. L’uomo ha costruito il proprio simile. La più grande invenzione è diventata la più grande minaccia.

La polizia impiega reparti speciali chiamati “Blade Runner”

BLADE RUNNER (1982) un film diretto da Ridley Scott

Il fascino di Blade Runner sta nell’apparato decorativo in cui si celebrano le cupe nozze fra “science-fiction” e “film nero”, nel rincorrersi di episodi mozzafiato, ambientati fra quinte tecnologicamente sofisticatissime e putrescenti, nell’adombrare una storia d’amore in luoghi agghiaccianti. Per eccellenza film d’avventura, Blade Runner è tuttavia uno spettacolo coi fiocchi, nel quale gli effetti speciali dell’équipe di Douglas Trumbull, la musica di Vangelis, l’inventiva scenografica di Lawrence G. Paull, la fotografia di Jordan Cronenweath esaltano fino al delirio la drammaticità di eventi rappresentati da Ridley Scott con uno stile visionario in cui le memorie del cinema degli anni Quaranta si accoppiano ad angosciose premonizioni sul destino che il consumismo prepara all’umanità

G. Grazzini, Il corriere della Sera, 15.10.82

Testimonianze: Strade perdute – David Lynch

Posted in testimonianze with tags , , , , , on giugno 18, 2008 by alessandro dionisi

..la verità viene sempre a galla

Quando Barry Gifford e io stavamo scrivendo la sceneggiatura di Strade perdute , ero quasi ossessionato dal processo a O.J. Simpson. Io e Barry non ne parlammo mai esplicitamente, ma credo che il film sia in qualche modo connesso a quella vicenda. Di O.J. Simpson mi colpì il fatto che riuscisse a sorridere e a divertirsi. In seguito fu capace di andare a giocare a golf, apparentemente senza farsi troppi problemi a riguardo dell’intera faccenda. Mi chiedevo come una persona potesse continuare a vivere tranquillamente pur avendo commesso quelle azioni. Trovammo un termine psicologico calzante, “fuga psicogena”, che descrive una condizione psicologica in cui la mente si autoinganna per sottrarsi a un evento orribile. Così, in una certa maniera, Strade perdute parla proprio di questo. E del fatto che la verità viene sempre a galla.

Tratto da : In acque profonde

Il raggio verde (1986) di Eric Rohmer

Posted in celluloide, cinema francese, cinema francese; nouvelle vague with tags , , , , , , , on giugno 8, 2008 by alessandro dionisi

A cura di Alessandro Dionisi

Il Raggio Verde presenta tre momenti di solitudine in mezzo alla natura che in questo modo scandiscono il film.

Il Raggio Verde di Eric Rohmer è costruito, in pieno stile al regista ed alla Nouvelle Vague, durante le riprese. Le parole definitive sono state trovate nei luoghi dove lui stesso andava a girare.

La protagonista è una ragazza atipica, Delphine, una segretaria che si vede lasciare pochi giorni prima di cominciare le vacanze dal proprio ragazzo Jean- Pierre che mai incontreremo durante il film. La ragazza ha un periodo di ferie da gestire. Delphine cerca un posto per sé, poiché il piccolo/grande dramma del film è il suo rivendicare un’impossibile diversità, l’inadeguatezza a riuscire a star bene, serena, nelle ferie divenute di massa e d’obbligo sociale. Difatti sia dalla sorella che dalle varie amiche che andrà a trovare verrà rimproverata puntualmente per essere non proprio intraprendente, poco socievole, incapace di esprimersi con la gente e di voler marcare in assoluto la timidezza. Delphine in parte lo è, ma è anche una ragazza che vede cambiare il sapore naturale delle stagioni, riempite dai chiassosi rumori e dai corpi nei luoghi. È una ragazza romantica che non riesce ad esprimerlo di fronte alle persone che si trova di volta in volta avanti. Sa che mal la comprenderebbero, visto che il primo gesto che compie a contatto con la gente è l’osservare. Continua a leggere

Eleanor Coppola: appunti dietro la cinepresa di Apocalypse Now

Posted in apocalypse now with tags , , , , , on maggio 20, 2008 by alessandro dionisi

Più tardi

Non abbiamo ancora fatto in tempo ad accorgercene: la ripresa è cominciata. Le comparse correvano davanti a noi, due case sono saltate in aria e hanno preso fuoco. Il fumo ci veniva addosso. Ho dovuto smettere di fotografare e ho spostato la cinepresa e il cavalletto. Mentre tentavo di regolare l’inclinazione della cinepresa ho girato la manopola nel verso sbagliato e mi è rimasta in mano. Non sono riuscita a riprendere  la seconda sequenza fin quando le case sul lato sinistro della piazzetta del villaggio non sono state avvolte dalle fiamme. Continua a leggere

“Il mucchio selvaggio”: i video che non ci stancheranno mai

Posted in il mucchio selvaggio with tags , , , on maggio 12, 2008 by alessandro dionisi

Persona (1966) Ingmar Bergman

celluloide: Shadows (1959)

Posted in celluloide, cinema americano with tags , , , , , , , on aprile 20, 2008 by alessandro dionisi

Shadows (Ombre)- 1959-

Un film di John Cassavetes

New York fine anni ’50. I locali si riempiono di gente, altra ancora cammina per le strade. Le luci invadono le vie in centro, il traffico comincia a farsi padrone delle ore notturne. L’America ludica dei party, dell’intrattenimento, della musica Jazz, sta mettendo in vetrina le proprie ombre. Molte smorfiose figure e moine all’apertura dei tappi delle bottiglie. Tutta un ripetersi massacrante nei rumori notturni. Tutto così apparentemente perfetto che da lì a pochi anni, nuovi sconvolgimenti sociali segneranno la storia e la percezione di una generazione.

John Cassavetes è alla sua prima opera e fa centro con sottigliezza su tutti questi aspetti così incontrastabili. Ma la sua è una ricerca che non si limita a fotografare un costume sociale, ma lo evidenzia con una regia speciale, fatta di mezzi, primi e primissimi piani, il tutto (o quasi) con immagini sporche e sgranate e una macchina spesso a mano. Una scelta estetica radicale riassunta nel cartello che lo conclude: «Il film che avete appena visto era un’improvvisazione». Continua a leggere